60/2016: Marco Ansaldo, Le molte feritoie della notte, Utet 2016, pag190

thttttttttttttttttttttttLa storia di Fabrizio inizia nel quartiere della Foce a Genova e questo è anche il quartiere di Marco Ansaldo autore di questo percorso di riscoperta di un genio che fu prima di tutto un (fragile) uomo. Un lavoro d’archivio nella sterminata bibliografia di Faber tra pensieri, ricordi, riflessioni nelle fondazioni a lui dedicate, con la chicca di un’intervista registrata sul nastro di una C120 persa e poi ritrovata.

Un racconto in presa diretta nel microcosmo dei carruggi, tra la Genova bene e la casbah del porto da cui trasse infinite fonti di ispirazione.

In quella Genova frontiera, “sorella dell’Islam”, de André consolidò amicizie decisive: Tenco, Villaggio, Mannerini, i fratelli Reveberi… maturando una personale visione dei lati più oscuri della vita. Da questi vicoli viene l’attenzione per gli emarginati, i perdenti, i deboli, gli oppressi e, per estensione, alle periferie del mondo.

Faber, geniale esempio di autore collettivo, nel processo compositivo cercava ossessivamente la perfezione segreta del linguaggio, come un Vittorio Alfieri ha detto Ivano Fossati o come un uomo del Seicento ha aggiunto Mauro Pagani,. E Massimo Bubola:”si lucidavano le parole”… de Andrè fu uno dei più creativi “contaminatori” nella storia della musica. Un ossessivo lavoro di cesello, di umanità, di condivisione affinché gli argomenti alti venissero restituiti in musica alla portata di tutti.

Faber ha sempre scelto La cattiva strada, sia quando faceva il cantautore o il poeta, il traduttore, l’anarchico, il bevitore l’allevatore. La strada meno battuta, la più impervia.

Edificò una rete di protezione anticonformista perfino intorno al sequestro di cui fu vittima assieme alla moglie Dori Ghezzi con poche spiazzanti dichiarazioni e una sola canzone: Hotel Supramonte. “

Nel capitolo intitolato Ateo a modo suo, l’autore trova il modo di accostare il messaggio de La buona novella e il messaggio di papa Francesco infatti, i diseredati di tutto il mondo sono al centro della riflessione di entrambi. Invero, gli argomenti di Francesco, Fabrizio li cantava quasi mezzo secolo tra l’altro, censurato dalla Rai ma trasmesso da Radio Vaticana. Faber seppe cogliere e rappresentare con parole semplici (e nessuna scrittura) il tema delle migrazioni e del riconoscimento dell’altro,

E infine i progetti rimasti incompiuti… poco prima di ammalarsi Fabrizio aveva scommesso sulla propria vena creativa firmando un contratto ch lo impegnava a incidereper due dischi a distanza di 3 anni, le sperimentazioni con Luciano Berio, una sceneggiatura da scrivere per la trasposizione cinematografica del romanzo Un destino ridicolo scritto con Alessandro Gennari e infine un album di cover tradotte di classici brasiliani…


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