Cannabis, una panoramica sulla pianta della discordia

Cannabis, una panoramica sulla pianta della discordia


DI DAVIDE LAZZINI| DueRighe.com

Che cos’è la cannabis? Quali sono gli effetti sull’organismo? Qual è l’atteggiamento – a livello globale, poi nazionale – assunto dai governi nei confronti del simpatico arbusto?

Cos’è la cannabis

La prima questione da affrontare – probabilmente anche la meno avvincente – riguarda la classificazione scientifica della cannabis, una pianta che si adatta facilmente a diverse tipologie di clima e terreno e si divide in 3 varietà principali; Cannabis sativa, indica e ruderalis. La canapa è una pianta erbacea a ciclo annuale la cui altezza varia tra il mezzo metro (ruderalis) fino a oltre i 2 metri. Ha una radice a fittone mentre le foglie, a margine seghettato, sono picciolate e provviste di stipole. Eccetto alcuni casi di ermafroditismo, le piante di canapa sono dioiche e si possono perciò trovare sia individui maschi che femmine. I fiori maschili (staminiferi) sono riuniti in pannocchie e ognuno presenta 5 tepali fusi alla base e 5 stami. I fiori femminili (pistilliferi) sono invece riuniti in gruppi di 2-6 alle ascelle di brattee formano corte spighe. La pianta germina in primavera e fiorisce in estate inoltrata. L’impollinazione avviene tramite trasporto da parte del vento. In autunno compaiono i frutti.

Cannabis, gli effetti sull’organismo

La principale sostanza chimica psicoattiva presente nella marijuana (cioè nel fiore femminile essiccato e – in misura minore – sulle foglie, nel fusto e negli individui maschili), è il delta-9-tetraidro-cannabinolo (THC). La sostanza in questione si presenta sotto forma di resina e ricopre le cosiddette pannocchie. Oltre al THC, la cannabis contiene più di 500 sostanze chimiche, delle quali circa un centinaio rientrano nell’insieme dei ‘cannabinoidi’, chimicamente correlati al THC. Attraverso l’esperienza empirica degli antichi e grazie a più accurati e recenti studi scientifici, è stato possibile studiare e catalogare gli effetti indotti dall’assunzione di THC, effetti che – è bene precisare – variano da soggetto a soggetto (corporatura, peso, età, sesso) e risentono dell’influenza del set (situazione emotiva e personale) e del setting (caratteristiche dell’ambiente in cui si trova chi ha assunto THC).

Tra i principali effetti (alcuni in contrasto tra di loro, a riprova di quanto appena detto) troviamo la diminuzione della pressione oculare (effetto occhi arrossati), temporaneo abbassamento o innalzamento della pressione sanguigna, amplificazione della percezione sensoriale, nausea, aumento dell’appetito (la cosiddetta ‘fame chimica’), sonnolenza, euforia, analgesia (effetto anestetizzante), ansia e tachicardia. L’individuazione di alcuni effetti/proprietà derivanti dalla cannabis, ha spinto gli scienziati a compiere studi approfonditi in merito all’uso terapeutico della marijuana, arrivando a risultati soddisfacenti per quanto riguarda alcune patologie (malattie neurodegenerative, disturbi psichici, epilessia, ansia, nausea e dolori cronici, inappetenza dovuta a cicli chemioterapici, cachessia o anoressia). Ulteriori studi stanno prendendo in esame la possibilità di adoperare la cannabis in veste di agente antitumorale ma al momento non è ancora possibile confermare o smentire con assoluta certezza la sua effettiva valenza in questo ambito.

Per quanto riguarda l’assunzione prolungata di cannabis, i diversi studi condotti finora hanno generato risultati contrastanti; se alcuni arrivano alla conclusione che un uso continuativo possa in qualche modo correlarsi all’insorgere di patologie come la schizofrenia, altri smentiscono in toto questa correlazione, lasciando – anche in questo caso – il dibattito aperto. Tuttavia, uno studio della durata di 35 anni pubblicato nel 2012 dalla National Academy of Sciences, ha fornito prove di danni irreversibili sull’apprendimento nei consumatori cronici adolescenti. La ricerca ha inoltre evidenziato danni persistenti all’intelligenza, alla capacità cognitiva e di memoria in soggetti minori di 18 anni, danni invece non riscontrati in soggetti che hanno cominciato a fumare marijuana in età adulta. Anche in questo caso, comunque, non mancano pareri di segno opposto; l’oncologo ed ex ministro della Salute Umberto Veronesi, infatti, ha dichiarato nel 2014 che i danni dovuti al consumo di marijuana sono trascurabili e pertanto è “infondata anche la credenza che la marijuana dia dipendenza e apra la strada all’uso delle droghe pesanti, come cocaina e morfina. Liberalizzare lo spinello non è malinteso permissivismo, ma una posizione realistica che punta alla riduzione del danno. Risulta che metà dei nostri giovani e molti adulti fanno uso di marijuana. Ha senso criminalizzarli?”.

L’atteggiamento dei governi nei confronti della cannabis

In questi ultimi anni si nota a livello globale una lenta apertura per quanto riguarda l’uso della cannabis, sia a scopo terapeutico che ricreativo. Se in alcuni Stati permane la completa illegalità, in altri si è innescato un meccanismo volto a rendere legale il possesso, la coltivazione e l’uso di marijuana. L’esempio più nitido di questo processo è rappresentato dal caso americano, in cui è stato sia possibile assistere al totale fallimento del proibizionismo (negli anni ’20 del secolo scorso e durante la presidenza Nixon) sia all’avvio dell’iter di legalizzazione, che consente – oggi – in alcuni Stati, di acquistare e/o coltivare marijuana senza pericoli di essere perseguiti dalla legge. Negli USA si è passati dalla demonizzazione – con conseguente ingresso della malavita organizzata nel mercato – a politiche più permissive, che portano numerosi vantaggi sia allo Stato (che toglie ossigeno alla criminalità e si garantisce un maggior gettito da poter reinvestire in servizi per la collettività) che ai cittadini stessi, liberi di acquistare legalmente un prodotto controllato e senza rischio alcuno di avere guai con la giustizia.

In Europa è l’Olanda il Paese più all’avanguardia per quanto riguarda la legalizzazione ma altri Stati, come la Spagna, il Portogallo e il Belgio hanno avviato processi di depenalizzazione e regolamentazione del possesso e coltivazione della cannabis. Per quanto riguarda l’Italia, sorprenderà forse sapere che fino al cosiddetto ‘boom economico’ la coltivazione di canapa era talmente diffusa da rendere il nostro Paese il secondo maggior produttore mondiale, dietro soltanto all’Unione Sovietica. Beninteso, non si coltivava cannabis esclusivamente per assumere THC ma soprattutto per ricavare materiali come fibre tessili, cordame, carta, olio combustibile (dai semi) e prodotti farmaceutici. Con l’avvento dei prodotti sintetici d’importazione e la firma di alcuni trattati sulle sostanze stupefacenti, la coltivazione di canapa diminuì drasticamente, sino a ridursi alla sola sperimentazione – sotto lo stretto controllo delle forze dell’ordine – presso l’ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente).

Le severe restrizioni introdotte e implementate più recentemente dalla scellerata legge Fini-Giovanardi, avevano di fatto consegnato alla malavita organizzata il controllo della cannabis, provocando – peraltro – un netto incremento della popolazione carceraria. Con buona pace di Giovanardi, la Consulta ha però deciso per l’incostituzionalità della legge che equiparava la marijuana all’eroina e – allo stesso tempo – sia a livello di società civile che in Parlamento, si è tornati a parlare della possibilità di legalizzare la cannabis, togliendo alla malavita il monopolio su un traffico che vale milioni. Ad oggi è presente una proposta di legge a riguardo e a settembre si entrerà nel vivo del lavoro; l’aula dovrà affrontare una lunga battaglia, visto che sono già stati presentati 1.700 emendamenti (in buona parte da Ap e Ncd) e si sono già formati fronti trasversali in Parlamento. Tuttavia il processo di legalizzazione sembra ormai una tappa irrinunciabile, scandita anche dall’avvio di produzione legale di marijuana a scopo terapeutico in Toscana, che taglia di netto i lunghissimi tempi di attesa per i malati che hanno l’autorizzazione a curarsi con marijuana e/o farmaci contenenti THC.

Sulla legalizzazione in Italia si è espresso anche Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, che – meglio di altri – rappresenta il cambio di prospettiva che sta avvenendo in questo periodo. Nelle scorse ore Cantone ha infatti precisato che “Fino a poco tempo fa ero assolutamente contrario all’idea della legalizzazione perché non mi convincevano gran parte degli argomenti, che servisse cioè per sconfiggere la criminalità organizzata, perché le droghe leggere sono una parte insignificante degli utili della criminalità organizzata, o che servisse per evitare una serie di problemi di salute dei ragazzi. Adesso ho un po’ cambiato posizione. Credo soprattutto che una legalizzazione intelligente possa evitare il danno peggiore per i ragazzi, cioè entrare in contatto con ambienti della criminalità. Questo mi porta ad essere molto più laico. Occorre – ha precisato – evitare contatti di giovani con ambienti della criminalità organizzata” e che droghe leggere siano controllate, fornite cioè senza additivi che portano “all’assuefazione o al vizio”.

 


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