Libri al rogo – ‘Oceano mare’ di Alessandro Baricco

Articolo apparso originariamente su wakeupnews.eu che volentieri ringraziamo.

Recensione critica di un romanzo di grande successo: ‘Oceano mare’ di Alessandro Baricco, dove l’autore diventa il vero protagonista

Aggiunto da Daniele Leone il 29/05/2014.

Oceano mare

Oceano mare – una foto della copertina (www.alittlemarket.it)

Oceano Mare di Alessandro Baricco, è un libro pubblicato per la prima volta nel 1993 da Rizzoli e riedito nel 2007 da Feltrinelli, all’interno della collana Universale Economica. Si tratta di uno dei maggiori successi letterari dello scrittore torinese, forse quello che maggiormente lo ha consacrato nel panorama culturale italiano all’inizio degli anni novanta, dopo la pubblicazione di Castelli di rabbia nel 1991.

LA STRUTTURA – La struttura del testo presenta una divisione in tre libri in cui si intrecciano le storie dei protagonisti. Nel primo essi vengono presentati al lettore. Nel secondo Baricco narra la storia di un naufragio dal punto di vista di due personaggi dell’equipaggio, un medico e un marinaio. L’episodio è volutamente ispirato al naufragio dell’imbarcazione francese Méduse avvenuto nel 1816 al largo della Mauritania e che era stato ritratto dal pittore Théodore Géricault nel celebre quadro La zattera della Medusa. Nel terzo e conclusivo libro i destini dei protagonisti introdotti all’inizio della narrazione trovano il loro compimento.

I PERSONAGGI – Il luogo principale in cui è ambientato il racconto è la locanda Almayer, scenario immaginario e senza tempo ispirato al libro di Joseph Conrad La follia di Almayer. La costruzione, gestita da bambini e sperduta sulla riva di una spiaggia non indentificabile, è lo sfondo all’interno del quale si muovono i personaggi. A partire dal pittore Michel Plasson, finito a soggiornare alla locanda per cercare di ritrarre il mare e che dipinge solo con acqua marina tele destinate a restare bianche. Poi troviamo il professor Bartleboom, impegnato in uno studio sui limiti e che vorrebbe scoprire dove finisce il mare, mentre scrive lettere a una donna immaginaria. Nella locanda si trova anche Elisewin, ragazza di quindici anni malata di ipersensibilità che nel mare può trovare salvezza. Ci arriva accompagnata da Padre Pluche, sacerdote dall’abitudine di parlare senza prima pensare e che per diversi anni ha curato Elisewin. L’autore narra poi la vicenda di Madame Deverià, mandata alla locanda dal compagno perché il mare l’aiuti a guarire dall’adulterio. Infine, all’interno di questo luogo immaginario, si intrecciano i destini del misterioso Adams, di Dira, di Ditz, oltre che dei bambini che vi soggiornano.

IL PROTAGONISTA – Oltre ai diversi temi e significati di cui è certamente ricco il romanzo, dalla mitologia marina all’indagine sull’inconscio attraverso immagini simboliche, nella volontà dell’autore, come riconosciuto da numerose recensioni, il grande protagonista è il mare. Distesa azzurra crudele, come per il naufraghi del secondo libro; taumaturgica, come per la giovane Elisewin; fonte di ispirazione, nel caso del pittore Plasson; oppure ancora, culla di mistero e conoscenza, per lo scienziato Bartleboom. Tuttavia, quello che traspare scorrendo le pagine del romanzo, è che il vero personaggio principale della vicenda è l’autore stesso. Non sembrano infatti tanto le storie narrate a essere messe al centro della scena, quanto lo stile con cui vengono presentati protagonisti e vicende e che permette al narratore di non abbandonare mai il palcoscenico, mantenendo i riflettori su di sé anziché sulla storia.

Alessndro Baricco (www.gonews.it)

LO STILE – Tale invadenza narrativa viene prodotta da uno stile complicato, ampolloso e autoreferenziale che sembra voler ricordare al lettore in ogni singola riga quanto bravo sia l’autore, quanto colto e quanto preparato nel giocare con la lingua italiana. L’utilizzo di frasi lunghe e ricche di ripetizioni non sarebbe autorizzato a nessuno, a partire dalle scuole elementari. Se qualunque essere umano avesse consegnato un tema con all’interno una frase come la seguente, è molto probabile che non se la sarebbe cavata con una semplice pessima valutazione. Probabilmente sarebbe stato rimandato a settembre senza appello: «Così non la vide, la locanda Almayer, staccarsi da terra e disfarsi leggera in mille pezzi, che sembravano vele e salivano nell’aria, scendevano e salivano, volavano, e tutto portavano con sé, lontano, anche quella terra e quel mare, e le parole e le storie, tutto, chissà dove, nessuno lo sa, forse un giorno qualcuno sarà così stanco che lo scoprirà».

IL SUCCESSO – Tuttavia, quello che appare un esercizio di abilità e di ego, è forse la ragione stessa del successo del romanzo: uno stile per molti unico e innovativo, divenuto un riferimento per diversi autori contemporanei. Questo non toglie la considerazione che, nel panorama letterario mondiale, la maggior parte degli autori dimostra come sia possibile narrare storie indimenticabili e originali, senza dover puntare i riflettori sulla propria penna, ma su personaggi, trame e, talvolta, sul lettore stesso. Anche Baricco stesso ha mostrato le notevoli sue doti senza necessariamente calcare il palcoscenico con invadenza: Novecento (Feltrinelli 1994, «Universale Economica», € 5,00), autentico gioiello della letteratura italiana, ne è un chiaro esempio. Ma la sensazione è che Oceano mare, al contrario, avrebbe forse potuto chiamarsi «Oceano Baricco» senza stupire alcun lettore.

Fonte: http://www.wakeupnews.eu/libri-al-rogo-oceano-mare-alessandro-baricco/


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