“Ed è pace, fino al levarsi dell’alba.”

L’idea di pace nel Corano

Islam peace

 

 

 

 

 

Di Juan Cole 22 agosto 2016

Nei dibattiti contemporanei sulle origini del radicalismo musulmano e il carattere della religione, è importante tornare alla scrittura musulmana del Qur’an (talvolta scritto Koran). Come la Bibbia, il Corano contiene dei versetti sulla guerra e anche sulla pace, ma quelli sulla pace non sono stati apprezzati a sufficienza.

I musulmani credono che il Corano sia stato rivelato a Muhammad ibn Abdullah, un mercante della Mecca, situata sulla costa occidentale dell’Arabia, tra il 610 e il 632 dell’Era attuale. Muhammad (Maometto) è stato il primo di una lunga serie di profeti umani e di messaggeri da un solo Dio, in una linea che comprende Abramo, Mosè, Davide, Salomone, Giovanni Battista e  Gesù di Nazareth. I musulmani affermano che ogni apostolo di Dio, ha riaffermato l’unità di Dio e la necessità di avere fede e di vivere una vita morale. In ognuna di queste religioni, l’adesione  ai fondamenti dei Dieci Comandamenti dati a Mosè,  è necessaria, compreso evitare i peccati come    l’adulterio e l’omicidio.

Forse perché sorse durante una grande guerra nel settimo secolo tra gli imperi bizantino ed iraniano, la pace (al-salam) era una profonda preoccupazione per il Corano. Nel capitolo 97, il Corano commenta la prima rivelazione data al profeta nel 610, mentre meditava in una caverna sul Monte Hira, vicino alla Mecca. Parla di angeli che discendono e dello  Spirito Santo durante la notte del potere, quando la rivelazione fu fatta discendere; finiva con il verso. “Ed è pace, fino al levarsi dell’alba.” Questo verso identifica la notte della rivelazione , e quindi la rivelazione stessa, con la pace.  La pace, nelle lingue semitiche come l’ebraico e l’arabo, non è solo concepita come assenza di conflitto, ma come una concezione positiva di benessere. Il capitolo 97 dice che la rivelazione e la lettura della sacra scrittura porta pace interiore al credente.

Il Corano dice che Maometto fu mandato per avvertire il  suo popolo e il mondo, che verrà il Giorno del Giudizio quando le persone saranno fatte risorgere dalle loro tombe e giudicate da Dio. I buoni, cioè le persone della mano destra, andranno in cielo, mentre i malvagi saranno relegati tra i tormenti dell’inferno. Il Paradiso, depositario delle aspirazioni umane, è rappresentato dal Corano come suffuso di pace.

Nel versetto  ((āya)  34 del capitolo 50 (sūra)  il Corano dice che i virtuosi ammessi in paradiso vengono salutati dagli angeli con le parole: “Entrate in pace. Questo è il Giorno dell’eternità.” Il Corani ammette che la maggior parte di coloro che risorgeranno sono “antichi,” non “moderni”, cioè che la maggior parte degli abitanti del paradiso saranno Ebrei, Cristiani e membri di altre religioni. Questo paradiso musulmano multiculturale è descritto come rigoglioso e verdeggiante, con l’acqua che scorre e una cornucopia di delizie che vengono offerte. In 56:25-26 il Corano assicura che i credenti  “Colà non sentiranno parole offensive, né vaniloqui, ma soltanto: “Pace, pace.”

In paradiso, il 56:90-99 del Corano, promette: “Ed essi sono tra i compagni della mano destra, e saranno salutati con ‘La pace sia con voi,’ dai compagni della mano destra. E in 36:54-56 dice che dopo la Resurrezione: “Coloro che risiedono nel paradiso si diletteranno nelle loro occupazioni; essi e le loro spose si riposeranno all’ombra su alti letti. Mangeranno frutta e qualsiasi cosa chiedano. “Pace!” La parola giungerà a loro da un Signore misericordioso.” I commentatori hanno osservato che questo versetto sembra mostrare una progressione, dal piacere e dal riposo, alla frutta paradisiaca e infine al più alto livello del paradiso, dove Dio stesso augura pace e benessere a chi è stato salvato.

Questa parola arriva dal Signore perché, secondo la visione del Corano, ne esprime la sua stessa essenza. Il 59-23 del Corano rivela che pace è proprio uno dei nomi di Dio. “Egli è Dio, al di fuori del quale non c’è un altro dio; è il Re, il Santo, la Pace, il Difensore, il Guardiano, il Potente, l’Onnipotente, il Supremo.”

Nel periodo che va dal 612 al 622, quando gli antichi autori musulmani di cronache sostengono che i potenti arabi locali, devoti di divinità pagane tormentavano i primi credenti nel messaggio di Maometto, il 25:63 del Corano lodava “i servitori del Compassionevole che camminano sulla terra con umiltà e che quando gli ignoranti li deridono, rispondono: «Pace!» Augurare la pace a qualcuno è una specie di preghiera, sia nel Corano che nella Bibbia. Chiaramente il Corano lodava quei credenti che volgevano l’altra guancia quando venivano insultati e tormentati dai pagani alla Mecca.

Nel periodo che va dal 622 al 632, Maometto e i credenti si trasferirono nella vicina città di Medina a causa della persecuzione e si sentirono obbligati ad andare in guerra con gli aggressivi pagani della Mecca. Anche in pieno conflitto, però, la pace continuò a essere un obiettivo onnicomprensivo nel Corano che  impediva la guerra di aggressione nel 2-19 (āya): “E combattete nel modo di Dio con coloro che combattono con voi, ma non aggrediteli: Dio non ama gli aggressori.” Gli studiosi musulmani hanno osservato che questo verso proibisce implicitamente di uccidere i non-combattenti, compresi donne e bambini. Il  Corano in 8:61chiedeva che se il nemico  fa causa per la pace con termini giusti, la proposta è accettata: “E se sono inclini alla pace, dovresti esserlo anche tu e riporre la tua fiducia in Dio; egli è colui che tutto ascolta e che tutto conosce.” E in effetti, il conflitto con i Meccani fu alla fine risolto con dei negoziati e un trattato. Quando i credenti andarono al potere alla Mecca, non ci furono massicce rappresaglie. L’ex nemico venne accolto nella comunità,  malgrado lamentele da parte dei musulmani che avevano perduto dei cari amici in battaglia.

L’ideale di pace, pervade   perciò i concetti religiosi nel Corano. La rivelazione e la notte in cui arrivò,  sono la pace. La pace è il vertice del paradiso musulmano. Dio è pace. Mentre questi versi trattano ideali spirituali, hanno implicazioni per l’idea del Corano di un appropriato comportamento umano. Il Corano  chiaramente considera la propria descrizione del paradiso “in cui non si parla di peccato,” un modello per come la gente dovrebbe comportarsi in questa vita. In quell’ideale di comunità, sia i non-musulmani che i musulmani si salutano con preghiere per la loro pace e benessere. E in questo mondo, anche coloro che deridono e umiliano i credenti dovrebbero ricevere preghiere per la pace. Per chi cita il Corano solo parzialmente o in modo selettivo per giustificare la violenza, sembra chiaro che escludano alcune delle parti più importanti della scrittura.

Juan Cole è professore universitario di storia alla cattedra intitolata a Richard P. Mitchell presso l’ University del Michigan e, per il 2016,  ha la cattedra di: Countries and Cultures of the South (Paesi e culture del Sud), presso il John W. Kluge  Center. Autore o curatore di oltre 10 libri sul Medio Oriente, sta facendo ricerche presso Biblioteca del Congresso, per il progetto di  un prossimo libro, intitolato: “The Idea of Peace in the Qur’an.”

[L’idea di pace nel Corano].

Nota del curatore: la versione originaria di questo  articolo usava il termine “Radicalismo islamico” nel paragrafo iniziale. E’ stato  corretto in “Radicalismo musulmano” su richiesta dell’autore.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

http://www.znetitaly.org

fonte: http://znetitaly.altervista.org/art/20747

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-idea-of-peace-in-the-quran


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