Edward Bunker

Ritratto di un maestro del genere noir e crime

di Claudio Marinaccio

Articolo apparso originariamente su Il Mucchio Selvaggio che ringraziamo.

bunker

All’inizio del film Le iene di Quentin Tarantino, quando tutti i personaggi sono seduti intorno a un tavolo di un locale dibattendo sul fatto che Like A Virgin di Madonna sia una canzone sull’amore oppure una metafora sulla fava grossa, uno dei protagonisti ha la faccia da duro di chi ha vissuto un’esistenza intensa, i capelli lunghi impomatati all’indietro, un paio di baffi bianchi ingialliti dal fumo e un sigaro stretto tra indice e pollice. Sulla cantante dice: “A me piaceva all’inizio quando cantava Borderline. Ma da quando è entrata nella fase Papa don’t preach non la seguo più.”  e poi quando la discussione si sposta sulla correttezza o meno di lasciare la mancia alle cameriere risponderà in maniera seccata a Steve Buscemi “Te ne freghi che contino sulle mance per vivere”.

Quell’uomo è Edward Bunker, uno dei più grandi scrittori americani contemporanei.

Quando si parla della formazione di uno scrittore, spesso si dice che è stata la vita stessa la migliore università che abbiamo mai frequentato, nel caso di Bunker questa affermazione diventa quasi legge. Quella stessa legge che l’autore ha infranto più volte nel corso della sua vita, entrando e uscendo con una certa frequenza dalle peggiori prigioni degli Stati Uniti. Già durante l’infanzia il piccolo Edward dimostrava un carattere bellicoso e un’estrema difficoltà a sentirsi parte di una società che sembrava non accettarlo. Il divorzio dei genitori sarà la fiamma che scatenerà l’inferno interiore di Bunker e lo farà finire a soli 17 anni nel celebre carcere di San Quintino diventandone il più giovane recluso di tutti i tempi. La stessa prigione dove Jack London ambientò il suo romanzo Il vagabondo delle stelle e dove Johnny Cash suonò per i detenuti.

D’altronde, nel bene e nel male, l’autore è sempre stato unico e speciale. Scrisse ben sette romanzi inediti durante le sue permanenze in prigione e nel 1973 uscì il suo primo libro dal titolo Come una bestia feroce (No beast so fierce) da cui è stato tratto il film Vigilato speciale con Dustin Hoffman. Con il cinema ebbe sempre un rapporto speciale, partecipò a molti film come attore, spesso per volere dello stesso regista in modo da celebrarlo ed elogiarlo, cosa che ad esempio fece Tarantino che creò il personaggio di Mr Blue apposta per Bunker. L’autore ha aiutato a scrivere le sceneggiature dei due film tratti dai suoi libri, Animal Factory, diretto da Steve Buscemi e, appunto, Vigilato speciale. Nel carcere di San Quintino conobbe anche Danny Trejo, attore dal volto segnato da una vita difficile con cui reciteranno insieme nel film A trenta secondi dalla fine.

I temi trattati da Bunker nei suoi romanzi sono quelli vissuti sulla sua pelle: le difficoltà di un’esistenza in carcere dove bisogna cercare di sopravvivere e mantenere la mente lucida, il ritorno in una società dove è improbabile essere integrati e le vecchie amicizie sempre pronte a portarti sulla cattiva strada. Bunker riesce a farci scendere nei meandri della malavita, un posto sporco dove vivono persone che la società etichetta come cattive ma che spesso dimostrano persino più umanità di chi presume di vivere una vita onesta.

Nella vita di Bunker, così come nei suoi scritti, esistono due mondi paralleli. Il carcere che lui stesso definirà in Animal Factory “una fabbrica che trasforma gli uomini in animali. Le probabilità che uno esca peggiore di quando c’è entrato sono altissime” e la vita fuori dalla prigione. All’interno del carcere esiste un microcosmo in cui ci sono regole non scritte da rispettare per sperare di sopravvivere, in cui il rispetto e la paura sono gli ingredienti fondamentali per continuare ad aggiungere un altro giorno alla propria esistenza.” La prigione era qualcosa di più di un luogo murato; era un mondo alieno di valori distorti, governato da un codice di violenza. Alcune storie ne contraddicevano altre; il punto di vista dipendeva dalle esperienze di chi raccontava”.

Bunker raccontò la propria vita in Educazione di una canaglia, dall’infanzia tormentata ai primi furti, alla sopravvivenza in carcere, alle rivolte razziali, al ritorno alla vita normale fino ad arrivare alla scrittura che lo portò sulla retta via. Un talento coltivato negli anni, costruito sulle sue esperienze e su quelle delle persone incontrate nella sua vita. I suoi personaggi si trovano incastrati in una realtà che li soffoca e l’unico barlume di speranza non è il ritorno ad una vita normale ma il colpo che possa sistemarli per sempre. Come narra in Cane mangia cane in cui tre amici di nome Troy, Mad Dog e Diesel, che hanno una profonda amicizia nata in riformatorio, cercano di sistemarsi per sempre a costo di rimetterci la vita, perché è meglio morire che tornare in carcere.

Bunker utilizza uno stile asciutto, immediato che sa essere tagliente come un coltello fabbricato illegalmente dentro il carcere per  uccidere un nemico. L’autore ha la capacità di trascinarci in luoghi oscuri, luridi e cattivi, dove ti troverai costretto a condividere pochi metri quadrati con delinquenti pronti a tutto, dove cercheranno di annullarti come uomo e cercare di non morire o impazzire diventerà la tua quotidianità. Posti dove non vorremmo mai mettere piede, tra secondini e carcerati che saranno nostri nemici e alleati perché “Tutto quello che un uomo ha in prigione è la reputazione con i compagni“ e tutto quello che uno scrittore ha, è la reputazione con i propri lettori.

 

 


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