Dove si fanno le ultime importanti recensioni di libri

Come funziona la Book Review del New York Times, che è ancora un punto di riferimento per chi vuole capire che succede nel mondo letterario

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Articolo pubblicato originariamente su IL POST che ringraziamo

Due settimane fa il direttore del New York Times Dean Baquet ha detto che la sezione dedicata ai libri del quotidiano sarà diretta da Pamela Paul, che già dirige la Book Review, il supplemento domenicale di recensioni di libri considerato tra i più autorevoli al mondo. Paul lavora al New York Times dal 2011, dove iniziò occupandosi di libri per bambini, e dirige la Book Review dal 2013. Nonostante si parli da anni dell’inadeguatezza delle recensioni per parlare dei libri, aggravata dall’arrivo di social network come Goodreads, Anobii e i commenti dei lettori su Amazon, la Book Review è riuscita a mantenere un certo prestigio e interesse, ed è rimasta un punto di riferimento anche per la classifica dei libri più venduti, la famosa New York Times Best Sellers list: è realizzata dalla redazione che si occupa di sondaggi del New York Timesanalizzando le vendite di circa 4.000 librerie e quelle dei distributori che riforniscono 50mila altri negozi di libri, tra cui edicole, centri commerciali, supermercati e negozi di musei e gallerie.

Come la stessa Paul ha spiegato in un articolo di Insider – la sezione del quotidiano dedicata a questioni interne al New York Times (qualcosa di simile al blog della redazione del Post) – le principali differenze tra la sezione libri del giornale e la Book Review sono due: i critici che scrivono le recensioni e il modo in cui vengono fatte. Le recensioni della sezioni libri sono scritte dai tre critici letterari delTimes: la responsabile Michiko Kakutani insieme a Dwight Garner e Jennifer Senior, che scelgono autonomamente di che libri parlare. Il giudizio di Kakutani è molto temuto dagli scrittori: tra i libri che ha stroncato ci sono Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer, L’animale morente di Philip Roth, NW di Zadie Smith e il libro autobiografico di Jonathan FranzenZona disagio. La Book Review invece non ha collaboratori fissi e sono i suoi curatori a stabilire quali libri far recensire e a chi: possono anche essere giornalisti che di professione non fanno i critici letterari.

La nascita della Book Review

La prima edizione della Book Review uscì il 10 ottobre 1896, 45 anni dopo la fondazione del New York Times, per volere di Adolph S. Ochs, che dal 1896 era l’editore del quotidiano (che tuttora appartiene alla sua famiglia). Il primo numero conteneva dieci recensioni, tutte senza firma; c’era poi una lista dei libri che le case editrici avevano appena pubblicato o avrebbero pubblicato nei mesi successivi. La Book Review ebbe da subito successo tra i lettori, ma non fu molto considerata dagli inserzionisti convinti che inserire le pubblicità in un inserto anziché nel quotidiano non sarebbe stato più vantaggioso perché avrebbe raggiunto un minor numero di persone. Per i primi anni il supplemento uscì di sabato col nome Saturday Book Review Supplement: fu spostato alla domenica nel 1911 perché in quel giorno c’era più tempo per leggere.

Come è fatta la Book Review

Le case editrici possono inviare ai curatori le bozze dei libri che vorrebbero far recensire, e devono farlo dai tre ai quattro mesi in anticipo rispetto al periodo in cui vorrebbero che uscisse la recensione, cioè di solito in tempo per l’uscita del libro. Oltre alle più tradizionali recensioni la Book Review contiene anche rubriche fisse, come By the Book, che ogni settimana ospita un autore diverso che racconta la sua vita da scrittore, parla di letteratura o commenta il lavoro di un altro autore. Per esempio, nel numero del 17 settembre 2015 Salman Rushdie ricordava il giornalista Christopher Hitchens (morto nel 2011) dicendo che ogni suo scritto riusciva a farlo ridere; nel numero del 4 giugno 2015 Stephen King raccontò di non aver mai letto Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen. Nella rubrica Bookends, introdotta da Paul, due collaboratori della rivista rispondono a domande su libri e letteratura dando la loro opinione. Negli ultimi numeri si è parlato dei motivi per cui un libro d’esordio riceve attenzione, di quali sono i migliori racconti su fratelli e sorelle, e quali libri meritano un sequel. Ci sono anche rubriche fisse di recensioni, come Crime, dedicata a thriller e gialli, e scritta esclusivamente da Marilyn Stasio: lavora al New York Times dal 1988 e ogni anno legge per lavoro circa 150 romanzi. In tutto ci sono 15 persone che si occupano delle rubriche della Book Review.

Oltre alle rubriche, alle recensioni, alla classifica dei bestseller e alle risposte di Pamela Paul alle lettere dei lettori, ci sono anche i consigli di lettura dei curatori della Book Review: riguardano una decina di nuove uscite nella Editors’s Choice e una selezione tra i nuovi tascabili (cioè i libri ripubblicati in versione economica), la Paperback Row. Nella sezione del sito del New York Times dedicata alla Book Review si trovano i podcast (si possono scaricare gratuitamente su iTunes) in cui Pamela Paul conversa con autori e critici su temi riguardanti libri, arte e dibattiti culturali di vario genere.

Ogni dicembre viene infine pubblicata la lista dei 100 libri degni di nota dell’anno, che comprende 50 testi di narrativa o poesia e 50 saggi tra quelli recensiti nel corso dei precedenti dodici mesi. Dalla lista vengono selezionati dieci libri (cinque tra narrativa e poesia, e cinque saggi) e premiati come “Migliori libri dell’anno”. Tra quelli del 2015 c’erano: La porta di Magda Szabò (che è del 1987 ma è stato pubblicato in inglese l’anno scorso) e Storia della bambina perduta di Elena Ferrante tra i romanzi;Tra me e il mondo di Ta-Nehisi Coates e Io e Mabel. Ovvero l’arte della falconeria di Helen Macdonald, che è anche nella lista dei libri per l’estate di Barack Obama, per la saggistica. I 10 migliori libri illustrati per bambini fanno parte di un’altra lista, messa insieme da una giuria di critici specializzati.

Chi scrive le recensioni sulla Book Review

I collaboratori della Book Review – che non ha un numero di pagine fisso ma cambia a ogni numero secondo le esigenze – sono sempre diversi: possono essere giornalisti delNew York Times che normalmente si occupano di altri argomenti, critici letterari, professionisti freelance, scrittori, accademici o artisti di vario genere. Sono i curatori della rivista a individuare il recensore più adatto a ogni singolo libro: la cosa importante non è il giudizio finale, positivo o negativo che sia, ma la qualità delle cose che vengono dette e per questo cercano «di essere creativi e ponderati in queste scelte», come ha spiegato Pamela Paul. Si tratta di uno dei punti forti del supplemento, che lo distingue dalle sezioni letterarie delle altre riviste, rendendola in qualche modo più interessante e creativa. Ovviamente la redazione evita di far recensire un libro a qualcuno che ha una nota antipatia per l’autore o che in passato è stato criticato da lui, così come evitano di assegnare a giornalista o un critico un libro scritto da un suo amico o collaboratore.

La redazione della Book Review riceve dai 750 ai 1.000 libri alla settimana: solo 20-30 vengono scelti per essere recensiti. I curatori leggono più di 1.500 bozze di libri in anteprima ogni anno. Gli autori delle recensioni ricevono in regalo i libri di cui devono scrivere, tutti gli altri sono conservati in un magazzino e poi venduti: il ricavato viene donato in beneficienza dal New York Times.

Nel 2010 alcuni ricercatori di marketing dell’Università della Pennsylvania e dell’Università di Stanford pubblicarono uno studio su come le recensioni dellaBook Review influiscono sulle vendite dei libri. Mostra che una recensione positiva fa vendere automaticamente più copie di tutti i libri, mentre per quelle negative conta molto l’autore: se è famoso le vendite diminuiscono dopo la stroncatura altrimenti tendono ad aumentare per la curiosità che la critica ha fatto nascere.


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