mitologia celtica

Mitologia celtica, leggende e miti del popolo dei celti

 

Mitologia celtica, leggende  e miti del popolo dei celti

DI ELEONORA LA ROCCA

Articolo apparso originariamente su 2righe.com che ringraziamo.

L’excursus sulla mitologia celtica può essere affrontato purché prima si abbia presente il significato del termine “mitologia”. La mitologia non è altro che una narrazione, un insieme di racconti tramandati oralmente o in forma scritta, e riguardanti perlopiù gesta compiute da figure divine, che si prefiggono lo scopo di spiegare le origini del mondo, i suoi misteri e le sue relazioni con fenomeni naturali e fenomeni di esperienza trascendentale. La parola “mito”, difatti, viene dal greco “mythos” che significa “parola, discorso, favola, leggenda”. Il tratto distintivo dei miti sta nella loro mancanza di riproducibilità poiché si può affermare che si ritrovano tanti miti quante culture esistono; tuttavia, quand’anche appaia poco verosimile, la narrazione rappresenta il racconto che una società fa di se stessa. Meno conosciuti, ma di certo ugualmente interessanti e studiati, sono i miti che coinvolgono il magico mondo dei Celti e le loro tradizioni. Quella dei Celti, come abbiamo visto, era una popolazione indoeuropea che si era insediata in una vasta area compresa tra le isole britanniche e il bacino del Danubio.

STRUTTURA DELLA SOCIETA’ CELTICA

Alla base di ogni ordinamento c’è una società, un insieme di individui che condividono uguali comportamenti e insieme si coordinano al fine di realizzare scopi comuni. Anche alla base dell’organizzazione del popolo dei Celti era presente una società, una sorta di famiglia allargata che prendeva il nome di clan e che poteva contare anche più di una decina di persone, arrivando a comprendere discendenti, antenati e parenti di ogni grado; l’unione di questi clan prendeva il nome di Tuath, a capo del quale era posto un re. Su un livello superiore, all’apice della piramide sociale, si ponevano i Druidi, i sacerdoti, la cui forte spiritualità, contraddistinta da un forte legame con la natura, faceva in modo che fossero un punto di riferimento per le popolazioni del mondo celtico. I druidi derivarono il loro nome da “dru-wid”, il quale sembra derivare a sua volta dall’unione di due parole di origine celtica, “dru”, che significa “quercia”, e “viri”, che significa “saggezza”; per cui, traducendo, la parola “druidi” dovrebbe significare “coloro che sanno per mezzo della quercia”. Il loro ruolo è considerato centrale all’interno della cultura celtica in quanto i druidi non si limitavano a svolgere le sole funzioni sacerdotali, ma erano considerati il collegamento diretto tra gli dei e gli uomini. Responsabili del calendario e definiti “guardiani del sacro ordine naturale”, i druidi erano anche filosofi, scienziati, medici, consiglieri del re. Si può affermare che, ciascuno a suo modo, i druidi detenessero il vasto potere della conoscenza in ogni sua forma.

FESTIVITA’ CELTICHE E CALCOLO DEL TEMPO

Il tempo era scandito secondo avitici rituali e regolato sulla base delle fasi del sole e di quelle della luna, che i Celti consideravano patrona della fecondità della terra e delle donne. L’anno era così contraddistinto a mezzo di due tipi di croci, che simboleggiavano i cicli solari e lunari; mentre il ciclo solare era associato ad una croce a bracci ortogonali, quello lunare era rappresentato dalla croce di S. Andrea. Le festività solari erano legate allo scorrere delle stagioni (solstizio d’inverno, equinozio di primavera, solstizio d’estate, equinozio d’autunno), quelle lunari erano collegate al mondo bucolico e pastorale. Ed è qui che si compie il meglio della tradizione celtica. L’anno celtico era diviso in due metà, quella invernale e quella estiva, ciascuna delle quali era caratterizzata da due festività principali, le antiche Sahmain (che cadeva tra 31 ottobre e 1° novembre) e Beltaine (30 aprile/1° maggio), che erano le più importanti anche perché, oltre che scandire la divisione dell’anno in due parti, segnavano la divisione tra la metà oscura e quella luminosa (inverno ed estate). Le festività legate ai cicli della natura e delle sue stagioni erano Sahmain, Imbolc, Beltaine e Luchnasadh, tutte celebrate a partire dal tramonto del sole poiché i Celti ritenevano che il giorno iniziasse al tramonto del sole. Il Sahmain, conosciuto anche come Capodanno Celtico, segnava l’inizio dell’anno nel calendario celtico e il tempo della fine dell’estate, quello della semina e quello in cui cominciava la metà oscura dell’anno. Si tramanda che a Sahmain si aprissero le porte di collegamento tra il mondo terreno e l’Altromondo, l’aldilà fatato in cui risiedevano i defunti. Era proprio durante la notte del Sahmain che le barriere cadevano e vivi e morti potevano passare dall’uno all’altro dei regni. Imbolc, che per tradizione si celebra tra 31 gennaio e 1° febbraio, segnava l’arrivo della primavera. Detta anche “festa del latte”, poiché la celebrazione coincideva con il primo fiorire del latte, questa festività segnava il ritorno della fertilità, il rifiorire della vita sulla terra e, quindi, la necessità di avviare un nuovo ciclo di attività.Beltaine, tra 30 aprile e 1° maggio, scandiva il tempo della fine dell’inverno e l’inizio della metà luminosa dell’anno; durante il Beltaine, festività dedicata ai riti di fertilità, venivano spenti tutti i fuochi dentro le case, fuochi che venivano riaccesi grazie alla fiamma del grande falò rituale che era preparato per l’occasione. Il Lughnasad, infine, si celebrava tra il 31 luglio e il 1° agosto ed era l’ultima grande festività a chiudere il ciclo del calendario celtico. Festa di ringraziamento per il raccolto, il Lughnasad  era chiamato anche “festa del grano” perché questo era il periodo di raccolta dei cereali per i Paesi celtici del nord Europa.

SIMBOLI CELTICI

Spirale, doppia spirale, intrecci, nodi e croce celtica sono i simboli che più racchiudono il pensiero autentico e i princìpi guida del popolo celtico. Spirale e doppia spirale, che rappresentano entrambi il moto del sole, simboleggiano rispettivamente lo scorrere dell’energia divina e l’equilibrio interiore raggiunto; il susseguirsi di nascita e morte, di giorno e notte, è rappresentato dagli intrecci e dai nodi che sono ricorrenti nell’arte celtica; la croce celtica a quattro bracci è legata ai quattro elementi (acqua, aria, terra, fuoco), che sono uniti dal quinto, lo Spirito; il Triskele è, invece, uno dei più conosciuti ed è composto da tre spirali che dipartono dallo stesso centro e si avvolgono su loro stesse. Esso rappresenta contemporaneamente la triplice manifestazione del Dio (forza, saggezza e amore, le tre fasi solari del giorno (alba, mezzogiorno, tramonto), le tre classi della società celtica (guerrieri, druidi, costruttori), le tre fasi della vita (passato, presente, futuro).

MATRIMONIO CELTICO E RITUALI

Si è detto che i Celti vivevano a stretto contatto con la natura; da ciò discendeva la loro forte credenza negli spiriti della vegetazione, del grano e della fertilità. L’avvento del Cristianesimo riuscì a spazzar via alcune delle credenze nelle divinità maggiori; tuttavia, alcuni rituali, consistenti in offerte agli alberi o alle pietre, sono praticati ancora ai giorni nostri. L’abitudine di svolgere riti e feste a contatto con la natura viene dagli antichi Celti che nel matrimonio, ad esempio, vedevano l’unione di due anime e due corpi, un’unione che meritava di essere benedetta dallo spirito della Terra. Il rituale aveva inizio con una preghiera di protezione, detta “caim”, che veniva recitata mentre attorno agli sposi era tracciato un cerchio (simbolo della comunità) con una spada o una lancia come ulteriore gesto di protezione nei confronti del nucleo familiare che veniva a formarsi. Dopodiché gli sposi accendevano insieme tre candele, due esterne a rappresentare la famiglia di appartenenza degli sposi e una terza candela al centro a rappresentare la nuova famiglia della coppia. A questo punto le tradizioni si dividevano; alcuni rituali  prevedevano che, al termine della cerimonia, la pietra del giuramento, sulla quale gli sposi posavano le mani per prestare il giuramento e sigillare i voti nuziali, seguisse la sua strada: la pietra era gettata dagli stessi ospiti in una fonte d’acqua, simbolo delle emozioni e dello spirito, oppure lasciata sul posto. Solo in questo modo gli spiriti ancestrali del luogo avrebbero potuto benedire questa nuova unione. Una seconda tradizione parla di “Handfasting”, una specie di patto di sangue che prevedeva che si incidesse con un pugnale il polso destro degli sposi fino a far uscire del sangue, per poi legare i due polsi a stretto contatto con la “wedlock’s band”, una lunga striscia di stoffa. La formula che accompagnava questo rituale parla di un “fino alla fine della nostra vita”, promessa che, a ben vedere, presenta anche notevoli implicazioni filosofiche. L’amore non si conclude con la morte del corpo, ma si protrae per un tempo indefinito ed eterno.

 


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