71/2016: Edward Hollis, La vita segreta degli edifici, Ponte alle grazie 2011, pag 365

copj170.aspL’architettura è viva e mutevole perchè si adatta a chi la abita e la vive nel corso del tempo, un’arte fragile dunque e anche ingannevole. Dunque questo è un libri che trasuda arte. Hollis infatti ci offre una fantastica serie di storie e leggende scolpite sulla pietra grazie a uno stile narrativo incalzante crea una sorta di storia alternativa dell’architettura.

Tutte le storie partono dal momento preciso in cui gli architetti hanno finito il loro lavoro.

Del resto nulla più dell’architettura induce a pensare a una stabilità tetragona, perfetta e apparentemente immutabile. Le piramidi, il Partenone,la cattedrale di Notre-Dame, sono tutti esempi di opere che hanno attraversato i secoli nel loro apparente essere come crediamo di averle sempre viste e come le abbia viste chi ci ha preceduto. In realtà la vita di ogni edificio è stata attraversata da distruzioni, continui rifacimenti e adattamenti al gusto corrente di un dato periodo storico. La visione del progettista che ha creato i tredici manufatti raccontati dall’autore sono sempre state tradite dalle esigenze di potere o di devozione, dai sogni e dai bisogni di chi li ha vissuti nel corso dei secoli.

Edward Hollis ci narra la «vita segreta» di tredici manufatti simbolici dell’architettura di tutti i tempi, dal Partenone, le cui rovine si stanno polverizzando ogni giorno di più. E poi Venezia, una Venezia vera ed una posticcia riprodotta sul Sunset Strip di LasVegas, in mezzo al deserto; “dai giardini incantati dell’Alhambra alle rovine surreali di Sans Souci a Potsdam, fino al Muro di Berlino, la cui caduta avrebbe segnato la fine della storia. Tutt’altro che simboli di perfezione e stabilità, le grandi opere architettoniche sanciscono la transitorietà stessa della vita e delle ambizioni umane, resa così bene dalle parole, queste sì senza tempo, di Prospero nella Tempesta shakespeariana: «Noi siamo tessuti con la stessa trama dei sogni»…


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