Claude Monet

 

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Ninfee

Vuole prendermi in giro? Cinquanta Ninfee! Sappia che gli specialisti hanno censito non meno di duecentosettantadue Ninfee dipinti da Claude Monet!”

Sylvio sgrana gli occhi.

Possiamo anche esprimerci in metri, se le sembra più chiaro. Alla fine della Prima guerra mondiale Monet ha dipinto circa duecento metri quadrati di Ninfee su commissione dello stato, collezione ora esposta all’Orangerie. Ma se a questo aggiungiamo tutti i lavori che Monet non ha tenuto per sé, quelli che ha dipinto mezzo cieco quando soffriva di cataratta, gli esperti arrivano a più di centoquaranta metri quadrati di Ninfee “di troppo” esposti nei quattro angoli del pianeta: New York, Zurigo, Londra, Tokyo, Monaco, Canberra, San Francisco… Gliela faccio breve, mi creda. Oltre a questo, almeno un centinaio di Ninfee appartenenti a collezioni private…”

Sylvio non fa commenti. Pensa che deve avere l’aria idiota del bambino a cui hanno appena detto che dietro l’onda venuta a lambirgli i piedi sulla spiaggia c’è l’oceano. Guillotin continua a correre attraverso i corridoi. Ogni volta che entra in una sala i guardiani, assopiti, scattano sull’attenti nel panico.

Al Seicento segue l’Europa barocca.

Le Ninfee” continua Achille Guillotin senza riprendere fiato, “sono una collezione molto strana, senza equivalenti al mondo. Negli ultimi ventisette anni di vita Claude Monet non ha dipinto altro che il suo stagno di ninfee! Gradualmente eliminerà tutta la scenografia intorno, il ponte giapponese, i rami di salice, il cielo, per concentrarsi unicamente sulle foglie, l’acqua e la luce. La costruzione grafica assoluta… Le ultime tele, qualche mese prima che morisse, rasentano l’astrazione. Solo chiazze di colore. Effetto a macchie, lo chiamano gli esperti. Tutti lo prenderanno per un ghiribizzo da vecchio, sopratutto gli ultimi quadri, finiscono nel dimenticatoio. Vengono giudicati puro delirio”.

Sylvio non ha il tempo di chiedere a Guillotin cosa intende per dimenticatoio. Instancabile, il conservatore continua.

Sennonché una generazione dopo saranno proprio queste tele a far nascere negli Stati Uniti quella che il mondo chiamerà arte astratta… è il testamento del padre dell’impressionismo: l’invenzione della modernità! Conosce Jackson Pollock?”

Sylvio non osa rispondere di no. Neanche osa dire sì. Guillotin emette un sospiro da professore navigato.

Peggio per lei. È un pittore astratto… Pollock e gli altri si ispireranno alle Ninfee di Monet. Tutti. La stessa cosa in Francia…”

da Ninfee nere di Michel Bussi, edizioni e/o

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