Le foto della polizia di L.A. commentate da Ellroy

In un libro ora tradotto in italiano, le immagini più truci scattate a Los nel 1953, un anno particolarmente “nero”. Commentate da uno che di fattacci se ne intende

204442009-fe0f6525-8ee2-405d-9c6a-a3303deece48Quante volte James Ellroy sia stato arrestato, prima di diventare il re del noir che conosciamo, non è accertato. L’autore della tetralogia nera su Los Angeles e della trilogia ancor più nera sull’America ha fornito numeri difformi: trenta, cinquanta, settanta. Alla fine, i cronisti sono andati a guardare i registri: 14 arresti ufficiali tra il ‘68 e il ‘74. Furono i suoi anni più debosciati, tra i 15 buttati via così: trangugiava vino Thunderbird, donava sangue a cinque dollari a botta, mangiava carne in scatola rubata al supermercato Mayfair, dormiva per strada in scatole di cartone, dentro le quali si masturbava sfogliando riviste porno sottratte con destrezza, si radeva nelle stazioni, si lavava con le manichette da giardino, forzava appartamenti per odorare biancheria femminile.

Ben dodici di quegli arresti ufficiali sono stati operati da agenti del Lapd, il Los Angeles Police Department. Ma siccome la vita è una giostra, dopo quarant’anni lo scrittore ricco e famoso di oggi ha firmato il volume Un anno al vetriolo. Los Angeles Police Department, 1953 (Contrasto), che raccoglie le foto ufficiali del Dipartimento di polizia in un anno particolarmente cruento, curato insieme a Glynn Martin del Los Angeles Police Museum. Ma come? Ellroy, arrestato dagli sbirri, scrive il libro ufficiale degli sbirri?

Ellroy non è Quentin Tarantino, il regista che, nel novembre del 2015, ha guidato a New York la marcia contro i soprusi della polizia. Nello stesso anno, ma dall’altra parte dell’America, in un coast to coast non solo geografico, Ellroy si intestava invece questo volume che, all’opposto, esalta la polizia di Los Angeles: «Questo è un libro di nostalgia reazionaria» arriva a scrivere.

L’incontro tra Ellroy e il Lapd era nel destino. Un anno al vetriolo non parla dei precedenti di un legame potente. Ma, scavando nella storia, salta fuori da solo. Nel 1958 la madre di Ellroy venne strangolata in circostanze misteriose. L’assassino non sarà rintracciato. Come noto, diventerà questo il cuore dell’ossessione del figlio. L’anno dopo, il piccolo orfano legge per caso «un agghiacciante resoconto» sulla Dalia Nera: una donna, Elisabeth Short, torturata, mutilata, fatta a pezzi. Anche in questo caso il serial killer non verrà beccato. Il giovane James resta folgorato da quella ricostruzione. E da quel momento, sovrapporrà il caso della Dalia Nera a quello della madre (28 anni dopo ci costruirà sopra il suo settimo libro e primo bestseller).

Ebbene, quell’ «agghiacciante resoconto» lo aveva scritto Jack Webb, attore, regista e sceneggiatore, in un libro, The Badge, dedicato proprio al Dipartimento di polizia di Los Angeles. Il legame tra il Dipartimento e quell’autore era tanto forte che il Lapd istituirà un Jack Webb Award in onore del suo cantore.

Passano gli anni. Ellroy, nel frattempo, ha coltivato la sua ossessione. È un lettore compulsivo. «La mia missione era leggere, il mio campo di studi il crimine». A quei tempi si trascinava ubriaco fino alla biblioteca pubblica di Hollywood e rubava volumi di Chandler e Ross Mcdonald alla libreria Pickwick. «Leggevo anche dentro la mia scatola. E leggevo esclusivamente nera».

Ma che tipo di nera? Ben presto i canoni tradizionali dell’hard boiledfiniscono per annoiarlo. Quelli, per intenderci, che hanno come architrave un detective privato, cavaliere senza macchia né paura. Una figura irreale, pensa Ellroy. Lui, che già si immagina scrittore, scalpita per qualcosa di meglio. Sarà anche un bugiardo ma ora ha fame di cose verosimili. Che presto, come un’illuminazione, gli appariranno davanti agli occhi. Ancora una volta con l’uniforme del Lapd.

Certi sbirri fanno anche miracoli, nella città degli angeli. Provate a frequentare all’imbrunire un bar all’aperto, in una traversa dell’Hollywood o del Sunset Boulevard, in un tranquillo fine settimana d’autunno. All’improvviso, alle spalle, sentirete un rombo crescere dalle viscere della città. Los Angeles si sta destando d’improvviso. «Gruppi di vagabondi adolescenti, marchettari, omosessuali disperati, truffatori, marinai, marines, spogliarelliste». Tutti si muovono nello stesso istante, come animati da un meccanismo ad orologeria. Era il 1973 ed «Ellroy il vagabondo», in un fine settimana come quello, stava leggendo su una rivista l’anticipazione di Il campo di cipolle di un certo Joseph Wambaugh. E, miracolo, quel Wambaugh aveva scritto esattamente quel che stava accadendo in quell’istante sotto gli occhi di Ellroy: il rombo, la folla, i movimenti. Cazzo, pensò James, questo tipo sente la città. Ma chi diavolo è?

Joseph Wambaugh, un ex marine, dal 1960 al 1974 era stato sergente operativo presso il Lapd. Nell’agosto del 1965 aveva fronteggiato i sei giorni della rivolta di Watts (34 morti, 1.032 feriti, quasi 4 mila arresti). Ne voglio ancora, si disse Ellroy, dopo aver letto l’anticipazione. Così si fionda all’abituale libreria, tira fuori la camicia dai pantaloni e nasconde una copia del volume. Poi corre a sdraiarsi dentro la sua scatola di cartone. È già arrivato a pagina 80, quando un manganello fa toc toc. Sono gli agenti Dukeshearer e McCabe, divisione Wilshire, manco a dirlo del Lapd. «Mi trattano con l’espansiva cortesia che i poliziotti riservano ai casi patetici» ricorda. Poi lo portano alla stazione. Durante le formalità di rito, il libro scompare. Un poliziotto l’ha rubato.

Da quel momento Ellroy si procurerà Il campo di cipolle altre tre volte:altrettante verrà fermato dagli agenti del Dipartimento, portato in cella e, alla fine, sempre derubato della copia. E sempre dai poliziotti del Lapd.Ma intanto Wambaugh gli ha cambiato la vita. Ne divorerà i libri ( I nuovi centurioni, Il cavaliere azzurro, I ragazzi del coro) e lo amerà come il nuovo Dashiell Hammett.

Lo sbirro-scrittore gli insegnerà che «il salario del peccato è la morte» e che anche «chi vince non prende nulla». E questa, dopo aver paragonato Wambaugh a Camus, diventa anche la sua filosofia. Così butta le metanfetamine nel cesso e si mette a scrivere per imitarlo. Tanti anni dopo, mentre sfoglierà le foto del Dipartimento, per preparare questo libro fotografico, lo colpirà l’analogia tra i fatti del 1953 e i casi reali di cui parecchi anni dopo si occupò Wambaugh da poliziotto: una coppia che litiga per la custodia del figlio, entrambe lo afferrano e tirano in direzioni opposte, fin quasi a smembrarlo; il ragazzo con il pene tranciato; il barbone senza gambe che si lamenta perché il suo batacchio tocca terra; il trans che massacra di graffi e pizzichi le cosce dei poliziotti e loro a litigare: ammazziamolo, no non ammazziamolo. Elabora una teoria sull’eternità del crimine. Il giro di giostra lo chiama. Altro che detective privati da romanzo giallo: nella giostra, a ballare con il male, ci sono solo sbirri, peccatori come noi, inviati al posto nostro nella giungla.

Le foto che Ellroy si avvia a commentare sono gli emblemi della giostra.Catturano un istante ma non hanno tempo. Quando, come documenta una delle immagini, nel fatidico anno 1953 trovano un impiccato vestito da donna, scopriranno che il suicida ha architettato, nel salone di casa, un complicatissimo sistema di carrucole, contrappesi e catene per strangolarsi. E per farsi vedere. Lo scrittore, nel commentare la scena, viviseziona la realtà senza empatia: «L’uomo sapeva che sarebbe stato studiato, analizzato, fotografato. Il suo intento era fare una dichiarazione che poteva essere: sono una donna nel corpo di un uomo. Alla fine ne è venuto fuori solo un “Guardami”».

A guardarlo, ci dice Ellroy, qualcuno effettivamente c’è: Donald Grant, 45 anni, «l’aria intelligente e cattiva, manda fortissime vibrazioni da film poliziesco. Potrebbe essere il poliziotto psicopatico con il tubo di gomma e una vendetta personale da compiere». E in effetti: nel ‘48 lo sbirro Grant si era occupato del caso del cosiddetto Bandito della luce rossa e quest’ultimo davvero lo aveva accusato di un brutale pestaggio dentro la stazione di polizia di Hollywood.

La scena del crimine ha una sua propria eternità. Guardate Miss Costumedabagno, all’anagrafe Raymond Gross. La morte lo ha fulminato (e la foto lo ritrae) riverso sul tavolino di casa, in accappatoio, con la cornetta del telefono ancora attaccata all’orecchio. Dietro c’è una storia.

In passato Gross era stato quasi ammazzato da un «bel marinaio» che si era portato a letto. Alla fine, però, Gross era sopravvissuto e così il «bel marinaio», dopo essere stato arrestato, era stato liberato. E invece il buon Raymond? Poco tempo dopo l’episodio, si era ingollato una dose da cavallo di Fenobarbital. Non l’aveva retta. Morale della favola? Il suo quasi killer l’aveva scampata e non era stato fritto sulla sedia elettrica. Invece lui, la vittima, era crepato. Ellroy se la ride del paradosso: «Ray Gross, R.I.P. Con chi parlavi al telefono?».

Più avanti, nella postfazione, Ellroy spiegherà, a proposito della preparazione del volume: «Un demoniaco senso dell’umorismo ha pervaso le nostre sessioni di lavoro. Ma perché moderare i termini, o moderarsi e basta?». Chi è buono diventa come un pezzo di formaggio, dirà Ellroy, destinato a essere mangiato.

Di questa nuova, particolare «catena alimentare» l’America si rese conto negli stessi anni in cui i fotografi del Dipartimento di L.A. immortalarono queste scene del crimine. Il Paese era appena uscito dalla guerra, e già nel decennio dal ‘46 al ‘55 il cinema noir viveva i suoi anni d’oro. Nel 1950 si era insediata la prima Commissione, presieduta dal senatore democratico Estes Kefauver, chiamata ad analizzare la diffusione del crimine organizzato. Le udienze, trasmesse in tv, con la loro sfilata di truci testimoni e luride storie, sembravano film come Il mistero del falco o Una pallottola per Roy. Ogni americano scoprì con sgomento che il crimine era dietro la porta di casa.

Solo la Guerra Fredda, il maccartismo, il Comitato sulle attività antiamericane faranno passare in secondo piano la paranoia per il crimine. Nessuno ne fu immune. Neppure Hollywood e i suoi divi. O almeno, il lato più oscuro di quel mondo. Chi non conosce John Holmes? La figura del più famoso attore porno del pianeta, diventato leggenda per via delle sue misure, serve a Ellroy per gettare un ponte tra il 1953 e la «contemporaneità»: Holmes sarà arrestato nell’81 dopo il ritrovamento di quattro corpi straziati sulle colline di Hollywood, per una storia di mafia e cocaina. È sempre, dice Ellroy, la stessa giostra che non cambia.

E oggi? Il Dipartimento conta 12 mila agenti, tremila dipendenti e vigila su quattro milioni di persone. Oltre alla rivolta di Watts del ‘65, la sua immagine venne sfregiata dal Natale di sangue del 1951, quando per il pestaggio di sette persone vennero incriminati otto agenti, 58 trasferiti e altri 39 sospesi (Ellroy ne ha scritto in L.A. Confidential).

A fare pulizia fu William H. Parker, leggendario capo del Dipartimento dal 1950 al 1966. Ellroy lo definisce un Gattopardo: come il principone del romanzo siciliano mal digeriva i tempi nuovi. Chissà come si sarebbe comportato nel ‘92: 54 morti e 2 mila feriti per l’uccisione da parte della

polizia del tassista nero Rodney King. Dopo, negli shop turistici di L.A., era in vendita una targa di dubbia provenienza, a imitazione di quelle del Lapd. La targa diceva: «Vi tratteremo come Re». Re, in inglese, si scrive King. Come Rodney.

(2 settembre 2016)

Articolo pubblicato originariamente u Il Venerdì di Repubblica che ringraziamo

fonte: http://www.repubblica.it/venerdi/articoli/2016/09/07/news/los_angeles_giungla_di_sangue-147358788/


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