Mecca, le cose da sapere sul pellegrinaggio

Il cammino come viaggio di redenzione. Il sacrificio come atto di fede. Origini, durata e luoghi simbolo: le cose da sapere.

Il 12 settembre 2 milioni di fedeli hanno viaggiato alla volta della Mecca.
Una partecipazione elevata tra i membri delle comunità musulmane di tutto il mondo, nonostante i fatti dell’anno scorso, quando 700 persone rimasero uccise nella ressa, ad appena cinque chilometri dalla città sacra.
Una tragedia seconda per numero di vittime solo a quella del 1990, in cui i fedeli uccisi furono 1.426.

ORIGINI E VALORE SIMBOLICO DEL PELLEGRINAGGIO. Il pellegrinaggio ha un forte valore simbolico e, secondo i libri sacri dell’Islam, affonda le proprie radici nell’atto di fede chiesto da Dio ad Abramo e alla moglie Hagar.
Dalla durata del cammino alle sue origini, passando per i rituali imposti dalla Sunna: ecco cinque cose da sapere.

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1. Il significato dell’Hajj: un viaggio di redenzione

L’Hajj, ovvero il pellegrinaggio alla Mecca, è uno dei cinque pilastri dell’Islam e tutti i musulmani in condizioni fisiche adatte devono compierlo almeno una volta nella loro vita.
In migliaia si mettono in cammino a piedi, per un viaggio che richiede mesi per arrivare a destinazione.
Agli occhi delle comunità islamiche di tutto il mondo, rappresenta la possibilità per il fedele di pulire i peccati del passato e ricominciare da capo.
IL CAMMINO DI HAGAR. Perciò è abbastanza consueto vedere persone aiutarsi con bastoni e stampelle pur di compiere il pellegrinaggio, il cui tragitto si pensa possa essere ricondotto non solo agli insegnamenti di Maometto, ma anche alla storia di Abramo.
Infatti, secondo la versione dell’Islam, il profeta ebreo cacciò su imposizione di Dio la propria moglie Hagar, ricevendo poi l’ordine di sacrificare suo figlio Ismaele.
Il percorso dell’Hajj coinciderebbe con quello compiuto da Hagar, che – per i musulmani – camminò tra le due colline di Safa e Marwa per sette volte in cerca di acqua, così da salvare il figlio morente.

2. Il pozzo di Zemzem e la Kaaba: i luoghi simbolo

La tradizione vede tale traversata da parte della donna in esilio come una prova di fede voluta da Allah.
Una volta confermata la devozione di Hagar, Dio le donò l’acqua, facendola sgorgare dalla terra. Da quello che oggi è conosciuto come il pozzo di Zemzem, adiacente al territorio della Kaaba, nella città della Mecca.
I musulmani credono fortemente nell’eccezionalità dell’acqua e nelle sue proprietà miracolose, tanto che in occasione del viaggio verso la Mecca cercano di berne il più possibile, raccogliendone anche in gran quantità in delle fiaschette.
LA CASA DI DIO. La Kaaba è il sito più sacro dell’Islam, in quanto nella tradizione dei musulmani è vista come la casa di Dio.
In età antecedente alla predicazione di Maometto, era la sede di culto di divinità pagane, che venne distrutta da Allah durante il diluvio universale.
Dell’edificio sopravvisse solo un pezzo di pietra nera, custodito da Dio nelle profondità di una montagna, ma poi estratto in occasione della ricostruzione della Kaaba ad opera di Abramo e di suo figlio Ismaele.

3. Il sacrificio di Abramo: emblema della sottomissione a Dio

Il 12 settembre è per i musulmani il giorno del Sacrificio di Abramo.
Tale ricorrenza – conosciuta con il nome di Id-al-Adha – coincide con gli ultimi giorni del pellegrinaggio alla Mecca da parte dei membri delle comunità islamiche di tutto il mondo.
L’ORDINE DI UCCIDERE IL FIGLIO. Secondo il libro della Genesi, Dio mise alla prova la fede di Abramo, imponendogli di sacrificare il suo unico figlio.
Nel momento cruciale, però, sostituì la vittima sacrificale con un ariete, svelando ad Abramo il vero fine del suo ordine.
Da ciò ne deriva la connotazione fortemente positiva dell’ Id-al-Adha, in quanto è il simbolo della solidità della fede e della totale sottomissione a Dio.

4. L’animale da sgozzare: deve essere adulto e fisicamente integro

Seguendo l’esempio di Abramo, in questo particolare giorno, i fedeli uccidono in nome di Dio un animale che deve essere fisicamente un esemplare adulto e integro, appartenente alla famiglia degli ovini, bovini o camelidi.
Negli ultimi due casi il sacrificio può essere compiuto a nome di più persone, per un totale di sette musulmani.
SANGUE IMPURO, E QUINDI PROIBITO. L’uccisione avviene mediante sgozzamento, così da far defluire il sangue, indicato dalle scritture come impuro e quindi proibito.
La cerimonia sacrificale avviene di norma il 10 settembre, ma può anche essere posticipata fino ai tre giorni seguenti, nel periodo di tempo compreso tra la fine della preghiera del mattino e l’inizio di quella del pomeriggio.
Lo sgozzamento deve essere compiuto da un uomo in stato di purità legale e che durante la cerimonia dovrà invocare il nome di Allah.

5. La divisione della carne: per familiari, amici e vicini

La carne degli animali uccisi deve essere divisa in tre parti.
La prima è per i familiari, per gli amici e i vicini; la seconda è destinata ai poveri e bisognosi; la terza e ultima appartiene a colui che compie il sacrificio e ai membri diretti della sua famiglia.
VESTITI NUOVI O COMUNQUE PULITI. Nel giorno dell’ Id-al-Adha diverse famiglie organizzano feste a casa per ricevere i parenti e – trattandosi di una regola della Sunna, uno dei libri sacri dell’Islam – si presentano con dei vestiti nuovi.
Nel caso in cui il musulmano non ne abbia, può comunque indossare dei capi puliti.

Pubblicato su Lettera43 che ringraziamo

fonte: http://www.lettera43.it/capire-notizie/mecca-le-cose-da-sapere-sul-pellegrinaggio_43675259907.htm


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