Roald Dahl

Roald Dahl, i bambini presi sul serio

roald_dahl_52480191_300Non è stato facile per Roald Dahl affermare la sua idea nuova e controcorrente di una letteratura per ragazzi che avesse al centro i bisogni e i desideri dei ragazzi stessi, la loro voglia di libertà e di immaginazione. Ora lo scrittore gallese, di origine norvegese, nato cent’anni fa e scomparso nel 1990, è considerato un ‘classico’ contemporaneo, grazie a libri che sono letti in tutto il mondo da La fabbrica di cioccolata a Il GGG, da Le streghe a Furbo il signor Volpe, fino alla mitica Matilde, uno dei suoi ultimi romanzi, ma non è stato facile per lui superare le numerose resistenze e le ostilità che hanno accompagnato la pubblicazione delle sue storie soprattutto da parte di quegli ‘adulti’ che avevano un ruolo formativo e che non riuscivano a capire l’irriverenza e la creatività, ma soprattutto la totale fiducia che Dahl aveva nei confronti dei suoi giovani lettori, convinto che per lui era necessario schierarsi sempre dalla loro parte, considerandoli gli unici ad avere la possibilità di guardare il mondo in completa libertà, senza appesantire le loro percezioni con tutte le sovrastrutture che vengono create dagli adulti.

Al centro della sua scrittura per ragazzi c’era la necessità di aderire al loro mondo, non in un’accezione volutamente pedagogica che porta lo scrittore a finalizzare la storia verso un insegnamento, ma soprattutto per far gustare loro il piacere della lettura e la possibilità di farli entrare in modi in cui l’immaginazione e la fantasia si mischiano con il grottesco, con il paradossale, come del resto accade sempre anche nelle fiabe della grande tradizione orale. Su questo aspetto Dahl aveva le idee ben chiare ed era convinto che «lo scrittore non solo deve possedere il desiderio forte e autentico di divertire i bambini, ma ama inculcare loro l’abitudine di leggere.

Deve essere un tipo scherzoso. Devono piacergli i trucchi semplici, gli scherzi, gli indovinelli e altre cose da bambini. Deve essere insolito e fantasioso. Deve sapere che cosa affascina i bambini e cosa li annoia. Loro amano essere spaventati, la suspense, l’azione, i fantasmi, trovare un tesoro, i cioccolatini, i giocattoli, i soldi, la magia. Amano che li faccia ridere». Proprio questa prospettiva ‘nuova’, applicata a un contesto contemporaneo, è al centro della fortuna dei libri di Dahl, uno scrittore che potrebbe essere definito ‘radicale’ in questa sua fedeltà al tempo di una gioventù che chiede storie in cui l’avventura è continuamente mediata dal gioco e da una forma di approccio ludico che non riguarda solo le storie che racconta, dove spesso la cattiveria degli adulti viene sconfitta dall’intervento di situazioni magiche, ma anche dall’uso del linguaggio stesso che vive di invenzioni di parole, che gioca inserendo nelle storie anche elementi tipici della tradizione anglosassone, come quella del non-sense.

La vita di Roald Dahl è stata di per sé anche romanzesca e lo ha visto in Kenya durante la seconda guerra mondiale per essere arruolato nella Raf, anche se la sua prima missione come pilota si concluse con un incidente dal quale uscì vivo per miracolo. Dahl combatté comunque in Grecia, in Palestina e in Siria fino a quando le conseguenze dell’incidente non gli impedirono di volare. Venne allora inviato negli Stati Uniti per conto del controspionaggio alleato e qui iniziò la sua avventura, piena di ostacoli, per diventare scrittore, producendo molti racconti per adulti, ma iniziando anche a pensare alle prime creature fantastiche, i Gremlin, «una tribù di personcine buffe» che vivono nei boschi verdi del Nord con una specialità, quella di guastare gli aerei; una storia che attirò l’attenzione di Walt Disney, che voleva farne un film (poi mai realizzato) per il quale il celebre disegnatore e regista fece pure dei disegni di prova. Questi dati sono parte di un ampio ritratto che ci racconta – con grande attenzione ai particolari – Donald Sturrock, scrittore e regista britannico autore di numerosi libretti d’opera tratti dai più fortunati romanzi di Dahl; sua la biografia dello scrittore Roald Dahl, il cantastorie edita da Odoya con una prefazione di Goffredo Fofi, un libro essenziale per capire non solo la personalità del grande scrittore, ma anche per scoprire le numerose connessioni autobiografiche che si possono trovare nei suoi libri.

Alla scrittura per ragazzi Dahl arriva tardi, quando ha già quarant’anni, all’inizio degli anni Sessanta, con James e la pesca gigante; lo scrittore era tornato a vivere in campagna in Inghilterra e scriveva chiuso in un laboratorio tutto speciale, la sua ‘capanna’. Il libro che lo avrebbe reso famoso e che resta forse il suo più conosciuto sarebbe arrivato poco dopo e avrebbe messo in scena un universo immaginario tutto dedicato al cioccolato, che lo scrittore adorava. Proprio in quel libro, La fabbrica di cioccolata, è come se Dahl avesse trasposto i caratteri del suo sentire in Willy Wonka, il genio dei dolci più bizzarri. Scrive Sturrock: «Questo mago stravagante aveva una personalità molto simile a quella del suo creatore. Era volubile, divertente e brillante. Era un adulto, ma con la sensibilità di un bambino. Era privo di sentimentalismo; era spassoso, riservato e sfuggente». Senz’altro si tratta di uno dei personaggi indimenticabili tra quelli che Dahl ha creato, che agisce proprio come lo scrittore nel dar fiducia ai ragazzi quando decide di regalare la sua fabbrica così speciale a Charlie, il ragazzo che vive in povertà, perché «un adulto non mi darebbe mai retta, non avrebbe voglia di imparare. Vorrebbe fare le cose a modo suo, non come dico io. Perciò ho bisogno di un ragazzo».

Quando fu pubblicato in America nel 1964 e in Inghilterra tre anni dopo, nel 1967, il libro fu accolto da polemiche, giudicato sovversivo e crudele, ma poi grazie al passaparola e al giudizio entusiasta dei ragazzi ha venduto 13 milioni di copie nel mondo (in Italia arriva ad essere tradotto negli Istrici Salani solo negli anni Ottanta, vent’anni dopo la prima pubblicazione) dimostrando l’errore insito nei pregiudizi di certi bibliotecari, di molti insegnanti, di qualche libraio. Paradossalmente Dahl è stato importante anche per loro, componendo con i suoi libri un «manuale di sopravvivenza nel mondo adulto». E ha ragione Fofi quando scrive che «forse il segreto di Dahl è di non aver mai dimenticato di portare dentro di sé il bambino (l’orfano di padre) che è stato, e che ‘la vita è piena di cose terribili e di persone terribili’, ma tuttavia va affrontata e va amata, scovando le strade giuste per difenderla, con la giusta generosità nella conquista degli alleati insieme ai quali avanzare».

Questo articolo è stato pubblicato su L’Avvenire che ringraziamo

fonte: http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/ROALD-DAHL-1.aspx


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