Houellebecq il maledetto ora è diventato un classico

Ecco l’opera omnia del discusso scrittore francese che ha raccontato apice e declino dell’Occidente

Massimiliano Parente – per il Giornale che ringraziamo

Quando si diventa classici? In genere non in vita, anzi: Herman Melville o Franz Kafka morirono semisconosciuti, mentre Guido Morselli si suicidò del tutto inedito, salvo diventare in anni recenti un classico Adelphi.

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Tuttavia ci sono eccezioni, specie negli ultimi tempi: Alberto Arbasino è entrato nei Meridiani Mondadori, e ben prima Carmelo Bene nei Classici Bompiani con un volume di opere, andando sul palco del Maurizio Costanzo Show, in un celebre Uno contro tutti, a declamare «Per voi non esisto più, sono un classico». Risposta clamorosa di Roberto D’Agostino: «Se non esiste più, perché si tinge i capelli?». In effetti essere classici in vita può dare alla testa.

Stessa cosa sta succedendo a Michel Houellebecq: uscirà per Bompiani, in tre volumi, tutta l’opera dello scrittore francese, incluse le poesie, i saggi e il teatro, una figata. Quindi si può diventare classici in vita? Dipende, a volte sì, a volte no. Houellebecq, a mio parere è giusto che lo diventi, perché è uno scrittore che ha espresso la sua poetica appieno e, si capisce, ha spremuto lo spremibile, grandi sorprese non ci saranno. Un po’ come Bret Easton Ellis: si capiva che dopo American Pshyco (un classico) non avrebbe prodotto più niente di simile, ma Bompiani, anziché prepararsi a infilarlo nei classici, lo cedette a Einaudi, che dovette farlo ritradurre da Culicchia perché era tradotto malissimo.

Nei suoi libri Houllebecq ha raccontato l’apice e il declino dell’Occidente, l’euforia e la tristezza del sesso (specie a pagamento), la pochezza dei sentimenti umani, Lovercraft, l’inesorabile biologia dell’esistenza, infine la mancanza di valori della nostra epoca, valori soprattutto metafisici, ma partendo con il piede giusto, cercando salvezza non nella religione ma nella scienza, soprattutto con il suo secondo romanzo, Le particelle elementari, uscito nel 1998. Stilisticamente rozzo, tocca però il massimo del suo stile nel 2005 con quello che è a mio avviso il suo romanzo migliore e scritto meglio, La possibilità di un’isola, ingegnosa costruzione dove a parlare è sempre lo stesso uomo clonato da generazioni, unica possibilità di sopravvivenza dell’individuo umano. (Nei salotti colti, però, se volete fare bella figura, dovete dire che il più bello è La carta e il territorio, perché ha vinto il Goncourt).

È un uomo orripilante e affascinante, a cominciare dal cognome, si sbaglia sempre a scriverlo ma è bello da pronunciare, quasi indispensabile. A vederlo ha subìto in dieci anni una spettacolare trasformazione fisica come neppure Jeff Goldblum ne La mosca, come passare di colpo da quarant’anni a novant’anni: il naso gli è esploso, i capelli sono diventati di stoppa, i denti probabilmente non ne ha più, fa schifo ma nello schifo è bello. Beve molto, fuma sigarette tenendole in punta, tra il medio e l’anulare, lasciandosi cadere la cenere addosso perché è difficile usare il pollice opponibile, e nessuno crede possa vivere ancora molto, e scrivere ancor meno, io l’ho incontrato una volta e avevo paura mi vomitasse addosso, per questo Bompiani l’ha inserito nei suoi classici con qualche fondata ragione. Specialmente da quando ha cominciato a scrivere poesie, la morte di ogni scrittore vero.

Ogni tanto sparisce, non si sa dove sia finito, tutti se ne preoccupano ma nessuno se ne preoccupa davvero, l’ultima volta, a un a presentazione mancata, hanno scomodato il mondo e si era solo addormentato ubriaco per tre giorni a casa sua. La sua frase migliore, più illuminata, è stata durante la guerra di Bush all’Afghanistan: «Bombardiamoli di minigonne». È lì, probabilmente, che ha avuto inizio il germe dell’ultima ossessione di Houllebecq: l’Islam. Da principio partendo da un’idea sensata: la nostra società così libera e consumistica porta l’uomo medio alla noia, ma al contempo scioglie nell’acido qualsiasi ideologia assoluta. È il bello e il brutto del capitalismo e della libertà. Per cui, anziché esportare la democrazia, sarebbe stato sufficiente esportare almeno Youporn.

Segue l’ultima svolta, quella più paracula, con il romanzo Sottomissione, uscito l’anno scorso, la cui idea centrale è che l’Occidente, non avendo più valori, finirà per sottomettersi completamente all’Islam. Ma non è Salman Rushdie né Oriana Fallaci, perché dall’Islam ne è affascinato, dichiara di non odiarlo, e così salva capra e cavoli. Dopo la strage di Charlie Hebdo scappa in un luogo misterioso, ma nessuno lo insegue, gli islamici non hanno capito se è un amico o un nemico, come del resto non l’ha capito nessuno.

In ogni caso, tornando alla questione del divenire classici in vita, sappiate che dal punto di vista culturale è una cosa che non conta più niente: nei Meridiani Mondadori c’è perfino Eugenio Scalfari. Pubblicato da Berlusconi.

Questo sì che è il declino dell’Occidente.


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