90/2016: Jonathan Coe, Numero undici, trad. Mariagiulia Castagnone, Feltrinelli 2016, pag. 381

coe-630x988Il risvolto di copertina non aiuta a farsi un’idea dell’intreccio e dei personaggi. S’intuisce solamente che l’ultimo romanzo di Jonathan Coe, Numero 11 (Feltrinelli) è una storia “attuale”. Poi, cominci a leggere e non capisci bene che cosa c’entrino, con l’attualità politica ed economica, la piccola Rachel, i suoi nonni, la campagna inglese e il cadavere di David Kelly, ispettore dell’Onu in Iraq, scoperto dalla polizia dell’Oxfordshire il 18 luglio 2003. Parte lenta l’ultima fatica del creatore dell’indimenticabile famiglia Winshaw, che nel 1995 diede il titolo al suo più celebre romanzo e che qui torna, di sguincio, in un personaggio erede della suddetta famiglia.

Ma se si supera la fatica dei primi capitoli, si è ricompensati da una storia davvero contemporanea, dove la gente comune ha il volto e le aspettative di Rachel che, ormai cresciuta e laureata, aspira a trovare il suo posto nel mondo e crede di trovarlo quando incappa non nella famiglia Winshaw, ma in qualcosa di addirittura peggio: una coppia di straricchi (lui banchiere, lei ex modella) dotati, oltre che di jet privato e dimore in ogni angolo del pianeta, di due figlie gemelle da accudire negli studi. In cambio, un ottimo salario e vitto e alloggio in un palazzo principesco nella Londra più chic.

Intanto Alison, amica d’infanzia, di Rachel, deve vedersela con la sua omosessualità, ma soprattutto con una madre, Val, ex cantante di successo (per una sola stagione con una sola hit) che viene mandata al massacro in una specie di Isola dei famosi. E qui l’attualità si fa orrore: con i social network che impazzano e, debitamente aizzati dalla produzione televisiva, fanno di Val l’agnello sacrificale del talent show. Un orrore che diventa horror, proprio nel senso di genere letterario, quando alla smania di accumulare denaro in modi meno che leciti si aggiunge il desiderio parossistico di esibire quella ricchezza. Attraverso abitazioni sempre più lussuose, più grandi, più alte. E quando non si può salire in altezza, più profonde: metri e metri sotto terra. Undici piani, per la precisione. Tanti ne esige Madiana, la moglie del banchiere, costretta a espandersi in basso dagli “assurdi regolamenti edilizi locali” che vietano di sopraelevare la già augusta magione o di allargarla verso il giardino retrostante. Nessuno ha mai scavato così in profondità, e la sorpresa di che cosa si trova sotto sarà grande, oltre che fatale.

Di fantasia, nel romanzo Coe ha messo forse solo l’oscura e terrorizzante presenza che si cela nelle viscere del sottosuolo. Il resto sta sui giornali di mezzo mondo: ieri la guerra per le inesistenti armi di distruzione di massa in Iraq, oggi i talent show, i 140 caratteri di twitter, l’evasione fiscale attraverso le solite società offshore, perfino il terrorismo, anche se non di radici islamiche, semmai isteriche. E poi la mania per la cucina, per i convegni dai temi assurdi e per i premi ancora più strampalati. Il tutto, ovviamente, rielaborato dal celebre “Coe touch”, che dipinge con ironia, ma anche con profondo disprezzo, la classe dominante.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/14/numero-11-nel-romanzo-di-coe-lattualita-diventa-orrore-poi-horror/2635471/


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