101/2016: Claudio Magris, Istantanee, La nave di Teseo 2016, pag. 178

magris-u43060584597655pyf-u432307854126335zb-140x180corriere-web-sezioniClaudio Magris e le piccole epifanie quotidiane che illuminano il presente

Nella raccolta «Istantanee» di Claudio Magris nevrosi, debolezze e virtù del nostro
tempo. Brevi fulminazioni letterarie e un ritratto (di sbieco) anche di se stesso

di CRISTINA TAGLIETTI

«Le parc des sources», opera del 1970 dell’artista britannico David Hockney (1937)
«Le parc des sources», opera del 1970 dell’artista britannico David Hockney (1937)

«Anche il cuore ha le sue latrine» diceva Gustave Flaubert e anche in quelle uno scrittore deve entrare. Cita il grande autore francese Claudio Magris in una delle sue «Istantanee», brevi fulminazioni letterarie in cui una scena, un’immagine, un dialogo, suscitano una riflessione sulla vita (e spesso sulla morte). Magris scrive le sue Istantanee da quasi vent’anni sul «Corriere della Sera» e ora le ha raccolte in un volume in uscita il 13 ottobre dalla Nave di Teseo, nei Fari, la collana inaugurata con le «Bustine di Minerva» di Umberto Eco (Pape Satàn aleppe), pochi giorni dopo la morte del semiologo.

Una raccolta «senza un filo logico, ma soltanto cronologico» come spiega lo stesso Magris, «che non parte da una visione del mondo, da una conoscenza approfondita di un tema, ma da occasioni quotidiane che non si possono provocare: immagini che ti entrano dentro, parole, l’espressione di un viso». Quarantotto testi scelti tra i tanti scritti dal 1999 al 2016 («ho eliminato quelli che, per tante ragioni, mi sembravano più fiacchi, ma anche quelli in cui l’osservazione morale diventava troppo esplicita»), chiusi tra un lemma del Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia secondo cui l’istantanea è «eseguita con un tempo di esposizione molto breve, senza l’impiego di un sostegno», e una citazione di Aldo Palazzeschi («la morte fu istantanea»).

 [Esplora il significato del termine: Claudio Magris (foto di Fabrizio Villa), Trieste, 1939] Claudio Magris (foto di Fabrizio Villa), Trieste, 1939

[Claudio Magris (foto di Fabrizio Villa), Trieste, 1939]

Magris contiene nella sua opera una doppia anima. Da un lato ci sono la grande architettura romanzesca — come in Non luogo a procedere, il libro uscito lo scorso anno da Garzanti — e gli studi approfonditi e appassionati del germanista. Sono questi i «libri che nascono — spiega lo scrittore — dal desiderio di dire sempre tutto. È una sorta di ingordigia, di ansia, anche di amore, che ho avuto fin da bambino, quando non riuscivo a completare nel tempo previsto il tema assegnato dalla maestra e poi, il giorno dopo, invece di ricominciare da dove ero rimasto, iniziavo da capo». Dall’altro lato c’è «il senso di queste improvvise epifanie, illuminazioni di cui siamo debitori al mondo e che possono nascere anche soltanto dall’aprire una finestra».

Le «Istantanee» sono anche ritratti autobiografici fatti un po’ di sbieco, dove l’autore non è mai un protagonista in primo piano, ma è presente come osservatore discreto e ironico, pronto a riconoscere e denunciare, nelle debolezze del prossimo, anche le proprie. Fa eccezione a questa impostazione l’ultima «Istantanea» che non a caso è stata intitolata «Selfie» e ritrae un iroso automobilista bloccato da un’auto abusivamente posteggiata davanti all’ingresso del garage e occupata soltanto da un’incolpevole e spaventata bambina di sette o otto anni.

La biografia di Magris ricorre, naturalmente, nei luoghi e negli ambienti: la sua città, Trieste, e in particolare la riviera di Barcola, quella sottile striscia di spiaggia libera che costeggia la strada principale di accesso alla città, dove lo scrittore, insieme ad altri habitués, è solito fare il bagno. È lì che, per esempio, Magris osserva due bambini, lui bianco italiano, lei tedesca nera come l’ebano, che giocano insieme. Quando lui viene rimproverato per una monelleria condivisa, protesta che, allora, bisogna rimproverare anche la bambina, «quella che parla che non si capisce niente», non passandogli nemmeno per la mente di identificarla con il colore della sua pelle. Sempre lì vede un attempato e corpulento signore pronto ad affrontare da solo (con grande sollievo dell’autore-osservatore) un gruppo di giovani bulli che molestano una ragazza, diventare, subito dopo, mansueto agnello di fronte alla moglie che lo rimbrotta per aver fatto il bagno nell’acqua fredda, essersi levato la canottiera, aver fumato una sigaretta.

Il mondo accademico e letterario è un altro set privilegiato in cui osservare tic e debolezze, anche entrando in dettagli che possono apparire lievemente pruriginosi o triviali e che invece segnano cambiamenti dei costumi (chi può ospitare nella sua camera d’hotel il professore invitato a un convegno; l’affollamento al buffet post-conferenza). Gli scompartimenti dei treni o i tavoli dei ristoranti offrono postazioni privilegiate da cui osservare dinamiche di coppia e relazioni sentimentali. E mentre nei romanzi di Magris i rapporti sono sempre visti nel loro aspetto amoroso, qui il tono è spesso più acre, anche se bonario.

Fanno la loro apparizione, con moderazione, politici e personaggi pubblici, temi di dibattito (Gli embrioni orfani), tic della società dei consumi (La maledizione del numero verde), velleità del mondo artistico (Nella galleria di Castelli).

Soffia, in questi testi che offrono anche puntate in India o nei Paesi nordici, l’aria della Mitteleuropa, domina la caustica leggera dello scrittore che cuce insieme pubblico e privato, grandi scenari e comportamenti individuali gettando una luce fioca ma sempre rivelatrice sul nostro caotico presente.

http://www.corriere.it/cultura/16_ottobre_11/claudio-magris-instantanee-la-nave-di-teseo-23fd80a6-8fd6-11e6-a48d-80f1fedf0a64.shtml

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