103/2016: Christoph Ransmayr, Il morbo Kitahara, trad. Stefania Fanesi Ferretti, Feltrinelli 1997, pag 324

downloadNello scenario apocalittico di un’Europa sconvolta da un conflitto che non ha precedenti (si allude, senza nominarla mai, alla seconda guerra mondiale), le potenze vincitrici condannano le popolazioni responsabili della catastrofe a uno stato di eterno abbandono e miseria. In questo interminabile “anno zero”, in cui lo sviluppo è bloccato allo stadio di una civiltà agricola arretrata, nel paese austriaco di Moor, una volta fiorente centro turistico, vi sono ora rovine e desolazione: trionfano il mercato nero e la violenza delle bande armate. Nelle isolate “zone di ricostruzione” la storia va avanti e il progresso fa conoscere alle truppe d’occupazione la civiltà dei consumi, con i suoi eccessi. In questo clima da dopo catastrofe si intrecciano le vicende dei tre protagonisti: Bering, Ambras e Lily. Bring, figlio di un reduce di guerra, è un genio autodidatta che fa rivivere i vecchi rottami, ossessionato dalla tecnica, ma inevitabilmente preda dell’eredità della violenza; Ambras, cui Bering fa da autista, meccanico e guardia del corpo, è stato vittima delle atrocità del sistema durante la guerra: ora amministra la cava di pietra che era stata il suo campo di concentramento; Lily, figlia di un criminale di guerra e regina del mercato nero, è affetta dal misterioso morbo di Kitahara. La storia dei tre destini emblematici raccontata con una “padronanza linguistica che non ha eguali nella letteratura contemporanea”, cui si uniscono solidità della trama narrativa e capacità di evocare atmosfere e situazioni “estreme”.

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