106/2016: Kent Haruf, Canto della pianura, trad. Fabio Cremonesi, Enne enne editore, 2015, pag. 303

download-3Kent Haruf canta la vita senza eroi del Colorado

Nell’America rurale scorre un dramma a lieto fine: il canto della vita arride a Victoria, cacciata di casa
GIUSEPPE CULICCHIA

Con Canto della Pianura , tradotto per NNEditore da Fabio Cremonesi, l’americano Kent Haruf – scomparso giusto dodici mesi fa a 71 anni e arrivato alla narrativa come molti altri suoi illustri colleghi, da Bukowski a Carver, dopo una lunga serie di lavori manuali e non – ha scritto il secondo capitolo di una trilogia iniziata col romanzo Benedizione e destinata a concludersi con un terzo volume intitolato Crepuscolo .

Canto della Pianura è ambientato a Holt, una cittadina del Colorado, lì dove il Grande Nulla Americano del Midwest confina con gli stati occidentali. «A Holt c’era quest’uomo, Tom Guthrie, se ne stava in piedi alla finestra della cucina, sul retro di casa sua, fumava una sigaretta e guardava fuori»: ecco l’incipit del libro, ed ecco il suo protagonista, insegnante di Storia al liceo. La moglie di Tom, Ella, non ama più il marito: soffre di depressione, e ha deciso di dire addio al mondo che la circonda chiudendosi nella stanza degli ospiti. Prima di ritrovarsi al punto in cui sono, però, i Guthrie hanno messo al mondo due figli, Ike e Bobby, che ora hanno nove e dieci anni ed essendo assai precoci soffrono non poco per via delle condizioni in cui versa la madre. Forse anche per questo si comportano l’uno con l’altro come farebbe una coppia di gemelli, e si guadagnano qualche dollaro consegnando porta a porta il Denver News a bordo delle rispettive biciclette. Holt è così piccola che finiscono il loro giro in appena un’ora.

Già: perché Holt, con la Main Street e i suoi negozi, e le case a due piani con tanto di prato di fronte e garage sul retro, e i viali costellati di olmi, e i pollai, è davvero un microcosmo ai margini del Grande Nulla di cui sopra. Forse anche per questo Victoria Roubideaux, studentessa sedicenne del liceo in cui insegna Tom, viene cacciata di casa perché incinta dalla madre alcolizzata, anche se nella scelta della donna pesa la sete di vendetta nei confronti del marito che l’ha abbandonata. Ad aiutare la ragazzina è un’insegnante, Maggie Jones, che decide di ospitarla senza fare i conti col fatto di vivere con un padre destinato a rivelarsi poco amichevole nei confronti della giovane. Ed è così che Victoria finisce per trovare un tetto grazie a due scapoli, i fratelli Raymond e Harold McPheron: un paio di bastardi solitari e di poche parole, vecchi cowboy di quelli che piacciono a Cormac McCarthy, che sembrano nati solo per allevare il loro bestiame e ciò nonostante si mostrano capaci di prendersi cura dell’adolescente inguaiata, sarà che rimasti orfani da ragazzi sanno che cosa vuol dire dover far fronte alle avversità della vita.

Sullo sfondo, le grandi praterie, il cielo, la polvere. E a connotare il destino di ciascuno, una grande dignità, come nelle istantanee che ritraevano qualche decennio fa i nostri genitori, lontane eoni dall’odierno sbracato esibizionismo on-line. Haruf, alla pari di Hemingway, sta interamente dalla parte dei suoi personaggi, e le vite di questi, che spesso si rivelano monadi nella più montaliana delle accezioni, s’intrecciano quasi loro malgrado componendo un mosaico in cui ogni tessera finisce per trovare davvero il proprio posto solo in relazione con le altre. Il suo stile, che già avevamo apprezzato in Benedizione, è fatto di understatement e sottrazione: le sue pagine, costruite con un’economia di mezzi che contribuisce a scolpirle nella memoria del lettore, sono del resto popolate da gente ordinaria, che vive in un’America rurale in cui le esistenze sono ancora scandite dal succedersi delle stagioni, mentre il meteo influisce sul raccolto e di conseguenza sulle scelte di ogni nucleo familiare. Sia come sia: contro ogni facile pronostico, la sedicenne Victoria deciderà di dare alla luce la nuova vita che le ha stravolto l’adolescenza. E Canto della Pianura è innanzitutto un romanzo che celebra quello che dopotutto rimane il mistero più grande, alla pari della morte.

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