Archivi categoria: Cronache da Monfy-Tronfy Bisiakistan

L’ambizione e la mancanza di serenità del candidato

la sinistra

IL CANDIDATO

Stiamo entrando nel clima della campagna elettorale… che strana bestia, be’… bestiolina caruccia è il candidato che, a prescindere dal luogo geometrico dove si è collocato, manifesta gli stessi comportamenti, e sono comportamenti tipici della cattività… ne elencherò due innanzitutto: il primo è un non comportamento anche se, come tale, è comunque devastante ed è la mancanza di serenità, il secondo è un comportamento in movimento ed è l’ambizione che rotola, si srotola e alla fine, a fermarsi a leggerla. fornisce ritratti psicologici che neanche il professor Galimberti sarebbe capace di definire.

Il candidato raramente si trova in quella condizione emotiva, ovviamente individuale ed interiore, contraddistinta da calma e tranquillità, anche se cerca di ostentarle ricorrendo ad ogni espediente possibile. Invero, tranquillità e calma sono condizioni dell’animo così profonde da non essere suscettibili di alterazione. Quindi il buon candidato rimane tranquillo in ogni circostanza, non dovrebbe mordere, sbeffeggiare, manifestare rancore, giustificarsi per i suoi trascorsi e non invidiare la presunta maggior popolarità del “collega” di lista e delle altre liste. In altre parole, la serenità dovrebbe essere una componente fondamentale dello spirito del candidato durante la sua permanenza in vita come tale, e magari anche dopo. Mantenendola, sarà felice e come conseguenza risulterà simpatico, forse anche empatico e, in ultima analisi, sempre più popolare che poi è l’obiettivo vero e non sempre dichiarato del suo affannarsi.

Il secondo connotato è l’ambizione che, come dice Oscar Wilde, è l’ultimo rifugio del fallito perché questo sentimento è sempre generato da frustrazione, scontentezza e risentimento verso se stessi e il proprio lavoro. Ciò nondimeno il candidato fa bene a porsi degli obiettivi (un obiettivo: l’elezione), fa bene perché prefissarsi delle mete non solo è legittimo ma altresì è una cosa buona e giusta, ma senza intemperanze, smanie rivoltanti e dichiarazioni roboanti da campagna elettorale. L’eccesso di ambizione può indurre il candidato (è successo e succederà sempre) a prefiggersi obiettivi irraggiungibili. Il candidato, invece di ciarlare tanto su che farebbe in caso di elezione, dovrebbe concentrarsi sulla corsa, non sui risultati…

tiziano pizzamiglio

©RI­PRO­DU­ZIO­NE RI­SER­VA­TA

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perchè accettare la candidatura?

la sinistra

Scendere in campo”, “Metterci la faccia” e altre frasi fatte così proprio non mi piacciono…

Mi è stato chiesto di candidarmi con la lista di sinistra per Monfalcone e allora mi sono chiesto se c’era qualcosa che potevo fare per la città in cui vivo: mi sono risposto “sì” ed ho accettato la candidatura. Come sempre non ho grandi proclami da fare se non affermare il desiderio di esserci per contribuire a costruire il futuro di Monfalcone a partire da ciò che può essere effettivamente fatto e non clamorosamente annunciato perché tanto non costa nulla spararla grossa in campagna elettorale perché tanto poi non se ne ricorda nessuno.

Le competenze e le attribuzioni di un consigliere comunale non sono poi così vaste da concedere al candidato di parlare come se effettivamente potesse risolvere i problemi del lavoro se è di sinistra e di sicurezza sociale se è di destra… perché ciò che può essere realizzato sarà tanto più importante se frutto della cooperazione e del lavoro collegiale… solo così si possono produrre obiettivi che poi, chi sarà chiamato a fare l’assessore o il vicesindaco, potrà tradurre in risultati.

1°, continua Tiziano Pizzamiglio 04/09/2016

©RI­PRO­DU­ZIO­NE RI­SER­VA­TA


A Monfalcone Il caffè non è per tutti

caffè…Come sarebbe a dire che il caffè non è per tutti? è sufficiente entrare in un qualsiasi supermercato e comprare una moka e una confezione di caffé e comunque si può sempre prenderlo in bar! Be’, non è così, in ben due caffè di Monfalcone – Bisiakistan la bevanda in questione non viene servita a tutti. Adducono a pretesto che la macchina è rotta, ma l’avventore, che non è affatto un cretino come il/la banconiera, ci mette un attimo a capire che lì, in quel bar non è gradito e se ne va. Ma cosa bisogna fare o essere per risultare clienti invisi ai due gestori dei bar? Semplice, servono due banali e diffusi requisiti: essere monfalconesi con la pelle un po’ più scura ed essere nati o essere figli di persone provenienti dal Bangladesh.

rainewsNon si infanga nessuno se non se ne ha donde ma, in questo specifico caso, le ragioni ed i fatti non mancano, ci sono numerose testimonianze e ci ho assistito io stesso dopo non troppo lunghi appostamenti nei locali in questione… Tuttavia, per dribblare eventuali querulomani affermo che sono disposto a rivelare i nomi di questi due razzisti esercizi commerciali a chi mi contatta direttamente al telefono o di persona.

I razzisti vanno boicottati e, siccome l’unica lingua che capiscono i titolari di società ed imprese individuali è quella dei soldi, tutte le persone di buona volontà potrebbero evitare di frequentare i due bar in questione.


Analisi del 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 30.000 volte in 2015. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 11 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.


Scaramuccia di retroguardia nel capoluogo…

afgorForse non è noto che laddove si insediano bengalesi è difficile trovarci pakistani… tra loro corre troppo odio, e la cosa deve indispettire ulteriormente i goriziani che -in questo modo- si sentiranno ancora una volta defraudati dalla perfida Monfalcone che ospita bengalesi a migliaia e non più volentieri di qualsiasi altra cittadina di provincia in cui ci sono nuovi cittadini dal sud del mondo. Del resto, uno dei punti su cui focalizzare l’attenzione è proprio questo: Gorizia è una piccola città di provincia affetta da tutte le socio-patologie collettive di qualsiasi altro posto così piccolo e chiuso. Invero, non c’è un modo diverso per commentare le reazioni xenofobe del popolino Goriziano da quelle del popolino monfalconese e a nulla vale ricordare a queste genti, che poi sono goriziane o monfalconesi da non più di due o tre generazioni, che se la bossi fine fosse retroattiva sarebbero costretti ad andarsene in molti,che stiamo parlando di valori universali, non utopici: universali! e cioè che il pianeta appartiene a tutti, che siamo tutti fratelli, che il dolore degli altri non è un dolore a metà (cit. Faber) e che i confini non sono altro che linee immaginarie tra i pretesi diritti dell’una e dell’altra nazione, difatti su Google maps hanno dovuto disegnarceli, mica c’erano… Ironia a parte, e senza mezzi termini, reputo la xenofobia dilagante in questi primi decenni del nuovo millennio l’ultima metastasi della cancrena nazionalista. Quel che sta succedendo a Gorizia lo dimostra ampiamente, solo che a Gorizia non son capaci di far le cose per bene: invece di condurre battaglie, s’ingarbugliano in scaramucce, peraltro da retroguardia perché, e queste clientele xenofobe afgor1della partitocrazia non lo sanno ancora, i cittadini del sud del mondo che si spostano per cercare condizioni di vita migliori non sono altro che le avanguardie, nei prossimi decenni arriveranno a frotte… o forse c’è qualcuno convinto che tra qualche decennio, ma vorrei dire secolo, che dal castello di Gorizia (guarda un po’, anch’esso posticcio) non vedrà minareti stagliarsi verso il cielo? Non vogliatemene se lo affermo così, ma questi fratelli afghani e pakistani, non sono che le vedette, i primi a muoversi, poi arriveranno in massa. No? Si guardi bene la  storia antropologica degli ultimi millenni, non è forse vero che la mobilità è un connotato antropologico iscritto nel codice genetico dei neolitici e loro discendenti? Negarlo o addurre ragioni abborracciate sui quotidiani che gongolano per la polemica e non sentono nelle ossa fastidi universali come l’umidità, la fame e il mantenimento della dignità. Ciò nondimeno, nel capoluogo provinciale c’è ancora del senno, e il senno, si sa, non può essere partitocramente spartito: o c’è o non c’è e così nel capoluogo provinciale è accaduto che una consigliera provinciale, Ilaria Cecot, senz’altro per fortuna e per coraggio, ma sopratutto per lucidità politica (che, piaccia o non piaccia, comprende altresì la carità cristiana e qualsiasi altra forma di solidarietà e impegno civile), è riuscita ad organizzare una rete di soccorso che, almeno nell’immediato, consente ai nuovi goriziani, transeunti o no poco importa, almeno di sopravvivere. Poi, come sempre accade, qualcosa succede sempre e l’assessora, dapprima dileggiata e calunniata, ora può contare sull’aiuto di tante persone di buona volontà. Poi, io non so, perché non leggo i quotidiani, cosa accadrà a livello istituzionale, ma sarà già abbastanza se gli xenofobi goriziani si renderanno conto di combattere una battaglia, pardòn scaramuccia, di retroguardia…