Archivi categoria: libri letti 2008

5/2008: marina pacor, santa barbara e san simon, campanotto, 2007, pag. 76

Talvolta capita di trovarsi tra le mani dei libri che non vi sono arrivati grazie al passaparola o da una recensione e neanche dalla newsletter dell’editore. “Santa Barbara e san Simon” mi è stato porto dalle mani della sua scrittrice la quale, con voce sommessa e molto riguardo, mi chiese se ero disposto ad organizzarle la presentazione… Non vi nascondo che non passa settimana che non venga contattato da autori locali con analoghe richieste, normalmente cerco di declinare cortesemente, ma con questo libro è andata diversamente. Seduto in un caffè con l’autrice, mentre mi parlava, sfogliavo il libro e leggiucchiavo qua e là… Certo a presentarmi Marina Pacor sono stati, per vie diverse Uci e Luisa e già tanto avrebbe dovuto bastarmi… solo che quelle poche righe che lessi tanto distrattamente quando velocemente evocavano un qualcosa che ancora non comprendevo. Accettai. Siccome è mia premura leggere tutti i libri di cui devo parlare o scrivere, lo lessi e allora capii. “Santa Barbara e san Simon”, con una scrittura bella e semplice evocava un mondo scomparso o meglio: una comunità e una città che negli anni erano andati trasformandosi financo diventare un’altra cosa. Nessuna nostalgia e nessun rimpianto, Marina Pacor ha scritto solo i suoi personalissimi ricordi e, per mezzo di essi ha evocato questo mondo scomparso. Il libro è già sparito dalla circolazione, un migliaio di copie vendute in città e non ci sarà né una ristampa né un seguito, rimane il fatto che in letteratura c’è spazio e ragione di starci anche per piccole chicche locali come questa. 

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4/2008: nelida milani, crinale estremo, edit, 2007, pag. 277

Sono nata a Pola nel 1939, il mio nome è Nelida Milani… sono stata vicepreside  della facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Pola, dove sono stata responsabile della sezione italiana. Aho scritto saggi, libri e articoli sulla didattica dell’apprendimento dell’italiano come seconda lingua nel microcosmo multietnico istriano. Nel 1991 ho pubblicato per la casa editrice italiana Sellerio “Una valigia di cartone e nel 1998, con
 Anna Maria Mori, ho pubblicato “Bora” per Frassinelli… “Crinale estremo”, il libro di cui ci occupiamo in questa recensione raccoglie diversi racconti, diversi nel senso di più d’uno e diversi perché sembrano episodi compiuti indipendentemente l’uno dall’altro. Tuttavia tutti hanno un elemento in comune: Nelida Milani scrive le parole definitive sull’esodo, sulla multi etnicità dell’Istria e sulla convivenza tra croati ed italiani nella penisola. Le sue sono parole definitive perché dopo questo libro non ci sarebbe bisogno di spendere una parola in più e i figli dei totalitarismi del Novecento dovrebbero tacere per sempre invece di dar la stura alle loro rancorose demenze attorno al 10 febbraio di ogni anno… Ricordo ancora la frase che pronunciò una insigne storica chiamata da un piccolo comune per il discorso commemorativo un 25 aprile di qualche anno fa quando era stata appena istituita la giornata del ricordo: “ormai una giornata del ricordo non si nega più a nessuno”… bene, non c’è che dire… quando si tratta di alimentare l’odio gli storici neri e rossi fanno a gara per la gioia delle loro sempre più esigue claque… Ricordo anche una bellissima domanda nel racconto “una valigia di cartone”, la trascrivo a memoria, quindi non vogliatemene se non lo leggerete nella forma in cui la scrisse la Milani. C’è un bimbo italiano rimasto in Istria con la sua famiglia  che chiede alla madre: Mama, a scola parlo italian, a caso parlo italian, fora con i amici parlo crovato. Ma mi cosa son: Crovato o italian?” (Mamma, a scuola parlo italiano, a casa parlo italiano, fuori con gli amici parlo croato. Ma io cosa sono: croato o italiano?). Già in questa domanda sono condensati i temi di “Crinale estremo”. Ecco, i personaggi di “Crinale estremo”, in ultima analisi sono sospesi nella zona fra la memoria e la fantasia della domanda di questo bambino. Infine, vorrei far presente una cosa che rischierebbe di passare in secondo piano se non la scrivessimo: Nelida Milani non è solo la più grande scrittrice italiana tra i rimasti in Istria, Nelida Milani è una delle più grandi scritrici italiane in senso assoluto. 


3/2008: lucifero martini, la scelta, edit, 2007, pag. 197

Ero Lucifero Martini, nacqui a Firenze da genitori polesani e terminai i miei giorni a Fiume, sono stato poeta, scrittore e critico cinematografico della comunità italiana prima in Jugoslavia e dopo in Croazia. Ho legato il mio nome e la mia opera alla casa editrice Edit per il quale sono stato anche caporedattore del quotidiano della minoranza italiana in Croazia “La voce del popolo”, del settimanale “Panorama” e della rivista letteraria “La battana”. Lucifero Martinii è stato un intellettuale che si è speso molto per evitare l’assimilazione della cultura italiana in Istria e Dalmazia, senza per questo essere un nazionalista, ma semplicemente un sostenitore del multiculturalismo. “La scelta” è ambientato nell’Istria del secondo dopoguerra, un’epoca in cui le ferite aperte dalla guerra di liberazione Jugoslava e della conseguente pulizia etnica erano ancora lontane (per alcuni non lo sono tutt’ora) dal rimarginarsi, per intenderci era l’epoca in cui si era obbligati a “optare” per l’esilio in Italia o se rimanere ma per impegnarsi nella vita politica e sociale italiana ben conoscendo le difficoltà a cui si sarebbe andati incontro. “La scelta” narra proprio questa situazione, ne ricostruisce fedelmente il clima e sgombra il campo dalle speculazioni politiche che i figli dei totalitarismi alimentano ancor oggi… L’intera vita di Lucifero Martini e segnata dall’impegno civile, ma durante la scrittura della scelta lo scrittore sembra aver perso la sua fiducia per un futuro migliore… 


2/2008: francesco abate, massimo carlotto, mi fido di te, einaudi stile libero, 2007, pag. 175

Gigi Vianello possiede un ristorante di quelli che tirano tra i vip o aspiranti tali, cioè un sacco di gente… Siamo a Cagliari e il covo di gourmet di chiama “Chez Momò”… Gigi si fa un sacco di soldi, ma il suo passato non tarderà a ripresentarglisi davanti, naturalmente non si tratta di trascorsi edificanti, tutt’altro… Un po’ eroe cinico e un po’ farabutto non troppo antipatico, perso a metà strada tra crimine e innocenza, Vianello è compromesso con la mafia russa e il sistema affaristico politico della contraffazione alimentare. “Mi fido di te” è un romanzo a quattro mani: Massimo Carlotto infatti ha lavorato con Francesco Abate sul tema, fin troppo attuale, della contraffazione alimentare appunto… e questa è la dimostrazione lampante che il genere noir è perfetto per rendere, sia pur in forma di fiction, i crimini sui quali i quotidiani –deliberatamente- non indagano più o, se lo fanno, si attengono sempre agli interessi delle holding economiche che posseggono anche l’industria giornalistica nella quale menzogna e contraffazioni varie sono la regola… Gigi, che prima di sbarcare in Sardegna, sì è fatto un po’ di grana con le droghe di sintesi, non cambia abitudini, ma solo mercanzia: smista alimenti contraffatti di cui si approvvigiona da imprenditori spregiudicati quanto lui… il mercato (illegale) è immenso: decine di migliaia di market /mini, maxi, iper, mega etc…) e prodotti pressoché infiniti, quindi praticamente incontrollabili… anche perché questi criminale sanno bene che le loro cianche di permanenza sul mercato è legato alle basse percentuali di cibo avariato confuso tra quello buono… naturalmente riescono a lucrare sulla salute delle persone puntando sui volumi di vendita… in questo modo i bastardi riescono  a ridurre al minimo la possibilità che il botulino o qualche altro accidente produca vittime nell’immediato e quindi a farla franca per il tempo che gli serve… Vianello è uno che piace… è belloccio, ha gli occhi di diverso colore (io i polmoni…) ed è roso dall’ambizione di piacere, di arricchirsi… non va troppo per il sottile e finché non succede qualcosa che gli rovina la festa… Bella l’idea di Carlotto e Abate di intestargli (nel libro, ovvio) un ristorante che serve cibi ottimi, genuini e puliti come copertura della sua attività criminale… Come sempre, i romanzi di Massimo e di chi, di volta in volta, condivide i suoi stessi percorsi, sono preceduti da una fase propedeutica e di documentazione così dettagliati e puntuali che, per ritornare al discorso di partenza, rendono il romanzo noir l’unico mezzo che hanno a disposizione le persone rette della scrittura di denunciare e mettere insieme quei reportage che i giornalisti del regime partitocratico e dei gruppi che posseggono i giornali… Infatti senza questo romanzo forse non avremmo mai saputo del vino a basso costo è annacquato (solo il 10% di vino!), del grano duro inquinato dalla tossica e cancerogena ocra tossina, dei i prosciutti “primo prezzo” spacciati per italiani spesso prodotti in Spagna,  dei polli contaminati da un batterio che provoca gastroenteriti (il campylo bacter), delle vongole tossiche allevate nei pressi dei siti produttivi chimici e altre cose così…


1/2008: fred vargas, l’uomo dei cerchi azzurri, einaudi, 2007, pag. 238

“Victor, malasorte, il domani è alle porte”. In Francia i romanzi di Fred Vargas primeggiano sempre nelle classifiche di vendita dei libri. È un caso letterario inaudito, anche se, non tutti i suoi libri (specie gli ultimi) hanno convinto, in Italia poi, dove gli esperti di poligiallonoir per numero sono secondi solo ai disoccupati, diversi buontemponi, si sono affrettati a dire che l’intero caso Vargas è un bluff. Stronzate siderali, non esiste. È vero che nessuno al mondo può sfornare grandi opere a getto continuo come spesso i contratti obbligano a fare.. (la storia dei libri scritti in 21 giorni di ferie attiene lo storytelling del marketing editoriale e ben poco alla Vargas, sia chiaro)… Tuttavia io me la prendo integralmente, anche se non è scandinava, e mi sono pappato tutti i suoi libri senza riserve, come avevo fatto con Simenon, Manchette e buona parte degli americani… Fred Vargas, sia pur tradotta, ha uno stile pulito, ironico, efficace… pochi riescono ad accompagnare il lettore pagina dopo pagina fino alla fine, quando ogni cosa torna al suo posto e il quadro si ricompone, nonostante il gusto per i dettagli, i particolari e i minuscoli frammenti degli indizi che lascia qua e là come se riuscisse a mutuare le specificità professionali di una zooarcheologa medievista o di una medievista zoo archeologa, indifferente. Quindi tenetevi per voi commenti del tipo “i primi libri erano meglio” oppure “la Vargas non è più lei” che con me non attaccano. Del resto questo blog le è in parte dedicato… si chiama o non si chiama “LETTURE DI UN PIRATA, SPALATORE DI NUVOLE E BISIACO PER GIUNTA”? Vabbe’, non sapete cos’è uno spalatore di nuvole? Perché, sapete cos’è un bisiaco forse? Tz! “Victor, malasorte, il domani è alle porte”. Uno spalatore di nuvole come Jean-Baptiste Adamsberg, con due orologi e una personalità così complessa e al tempo stesso umana, non si era ancora letto… troppo originale, senza metodo, simpatico e malinconico per non piacere… Ne “L’uomo dei cerchi azzurri” fa il suo ingresso in scena anche il suo vice, l’ispettore Danglard, metodico, scientifico e razionale nella misura in cui Adamsberg non può esserlo e perciò perfetto per lavorare con lui. E c’è Camille, la ragazza che corre, sempre un passo o due davanti a lui e più spesso in un altro luogo rispetto dove l’innamoratissimo Jean-Baptiste è, in compenso, assai magra consolazione per Adamsberg, ma non per il lettore (dal momento che il personaggio è notevole) c’è Mathilde, la madre della ragazza sfuggente… e veniamo a: “Victor, malasorte, il domani è alle porte”, è la frase che da mesi si legge nei pressi dei misteriosi cerchi, disegnati con il gesso azzurro sui marciapiedi. Non basta, il tracciatore notturno dei cerchi azzurri vi lascia al centro una deiezione canina, tracce di vomito, un accendino usa e getta e un tappo da bottiglia di birra… Buio fitto, ma Admsberg intuisce l’orrore che la messinscena sottende… poi, una serie di cadaveri… per chiudere, siccome ricordavo di aver letto sul sito dell’editore una bella cosa sull’incontro tra Adamsberg e la sua squadra, che avviene proprio in questo romanzo, ve lo sono andato a cercare e ce lo appiccico integralmente quassotto: “Il lettore non ancora abituato ai metodi di Jean-Bapstiste Adamsberg ha l’occasione di provare lo stesso stupore che dovettero provare i poliziotti e gli investigatori del commissariato del quinto arrondissement di Parigi quando videro arrivare quest’uomo venuto non si sa da dove, forse bello ma forse no, piccolino, vestito malissimo, che scarabocchia sempre qualche disegno invece di prendere appunti. Solo la fama dei casi risolti fino a quel momento salva Adamsberg dal dileggio, quando i suoi uomini si accorgono che passa il tempo a prendere sul serio la cosa piú futile che accade a Parigi. I cerchi azzurri. Per il lettore che invece già ama Adamsberg c’è il pieno rivelarsi del suo fertile antagonismo con Danglard, il cartesiano che non disdegna l’alcol: e vediamo comparire anche la bella Camille¿ Mentre la crudeltà percepita dal commissario si svela implacabilmente, e la profondità del male di cui è capace un essere umano lascia incredulo e smarrito lo stesso Adamsberg.” Bello, vero?