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la bottega dei libri ritrovati di trieste

È capitato. […] Tokyo, Kyoto,
Parigi, Londra, Trieste. Berlino.

Così recitava l’angelo caduto interpretato da Peter Falk nell’aereo che lo stava conducendo a Berlino nel film “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders… Un grande film, anzi il film… alla stessa stregua Omero è il narratore, che sia esistito o no non importa un accidente!…analogamente l’”Iilliade è il libro… voli, sogni, pensieri, città citate seguendo un filo logico che, forse, è il filo logico… La penultima: Trieste, c’è e, dalla città dove vivo ora, Monfalcone è possibile arrivarci in ventitre minuti di treno, due euro e novanta centesimi per andare ed altrettanti per tornare… una magia… una possibilità preziosa, sublime… Anche la città dove vivo, Monfalcone, è bella, non come Trieste, ma è bello viverci e vaffanculo all’ex fascista di Salò e intollerabile maître à penser  degli zombie superstiti di certa sinistra… Dario Fo che ha immortalato Monfalcone in una delle più squallide battute che gli sia mai uscita di bocca: “chi dice com’è triste Venezia” non ha mai visto Monfalcone.” Stronzo! A Monfalcone abbiamo fatto la Resistenza con il cuore… a Monfalcone c’è solo una decina di famiglie che può vantare nonni nati qua e non venuti da ogni altro “altrove” degli altri nonni… a Monfalcone sono nati Gino Paoli, Paolo Rossi, Elisa, Sergio Miniussi… Andate a Sangiano il paesotto dov’è nato lui, il Grillo colto e raffinato e dove hanno proclamato santo Giano il dio bifronte, metafora neanche tanto visionaria della sua vita… la vita di un premio Nobel per la letteratura… e pensare che l’altro italiano che nel 1999 era in corsa per il gelido premio letterario era il grande Mario Luzi… andateci a Sangiano… vi renderete conto di quanto stucchevole, lezioso e banale possa essere un agglomerato urbano circondato e compenetrato dal verde, tra le montagne o quel che sono e di quanto fossero limitati gli orizzonti che il giovane Fo intravvedeva dalla sua finestra… In ogni caso, lui, Dario Fo, su quelle montagne non ci era salito a fare il partigiano… no, se ne guardò bene… lui scelse di arruolarsi con i paracadutisti repubblichini… Va bene. Fine dello sfogo. E poi ho aperto questo foglio word per scrivere di Trieste… Trieste, già Trieste… ho trascorso, non vissuto, un po’ di tempo a Milano, Torino, Verona, Praga e Roma e solo a Roma e Praga ritorno qualche volta… Ebbene, in nessuna di queste città che pur ho percorso a piedi in lungo e in largo, ci sono così tante librerie come a Trieste… un festival di librerie: storiche, nuove, antiquarie, in franchising e librerie dell’usato… a me piacciono esclusivamente queste ultime… ci trovo di tutto: prime edizioni a prezzi stracciati, i libri delle collane degli anni Cinquanta che colleziono, libri letti che avevo preso in prestito in biblioteca… persino sorprese di ogni genere… ci incontro pure un’umanità straordinaria con cui, spesso, mi perdo in chiacchiere che finiscono in un caffè a parlar di libri… Ce ne sono parecchie di librerie “ second half books”… soprattutto nel vecchio ghetto ebraico… una goduria imperiale! Un orgasmo feticistico infinito e intanto il mio appartamento trabocca di libri, non riuscirei a farci stare un’altra libreria manco morto… e allora pile di qua e di là… libri sotto il letto, libri di traverso… un odore pregnate di carta vecchia pervade tutta la mia abitazione, io lo adoro, ma so che per molti amici si tratta di puzza… allora, prima di riceverli, accendo un bastoncino d’incenso posizionato sopra la pila più alta, la pila sovrana, quella che non cala mai: la colonna dei libri da leggere che cresce come un blog perché per ogni libro letto ne entrano almeno altri quattro… vabbe’… che posso farci? I hate e-book… e se per caso decidete di disfarvi dei vostri libri perché avete optato per l’innominabile aggeggio ricordatevi di me… noleggerò un apecar e verrò a casa vostra, ovunque voi viviate, a portarvi via l’immondezza… gratis naturalmente, non vi chiederò un cent per il disturbo… Oh! Le librerie di Trieste, belle dannate ed immonde… ormai è solo la loro presenza ed il loro numero a mantenere in vita il mito di “Trieste città letteraria”… gli scrittori son tutti morti o se ne sono andati a vivere in altre città… Eppure, tra tutta questa abbondanza, frequento ed interagisco con una libreria soltanto… sembra il mio appartamento: migliaia di libri abbarbicati su improbabili scaffali, altri che si muovono su librerie pencolanti, colonne di libri per terra, sulla parte interna dei davanzali, perfino il bancone è saturo, non c’è posto neanche per il registratore di cassa che penzola dal soffitto, appoggiato su una tavoletta retta da quattro cavi fissati al soffitto con dei fisher… un luogo magico, incantato, d’altri tempi… e il bello ve lo devo ancora raccontare, ma vi pongo rimedio immediatamente: ogni libro, qualsiasi libro, costa un euro… c’è anche un inconveniente purtroppo… e non da poco peraltro… i libri buoni non sono poi così tanti e bisogna spilare, sfilare e rovistare a lungo prima di reperire la chicca… io ci vado una o due volte al mese e una ventina di tesori me li cucco sempre… tanto per farvi un esempio, martedì scorso ne ho trovati diciotto, quasi tutti prime edizioni… roba da non credere, ma io, forse per convincere me stesso che non ho sognato, non solo li ho fotografati, ma pure ve li elenco, sentite un po qua: Carlos Luis Zafon, L’ombra del vento; Giuseppe Pederiali, Camilla e i vizi apparenti; Nadine Gordimer, Storia di mio figlio; Marcela Serrano, Il tempo di Blanca; Barbara Garlaschelli, Nemiche; Christopher Morley, Kitty Foyle; Giuseppe Berto, Le opere di Dio; Carlos Fuentes, In questo credo; Rosetta Loy, Le strade di polvere; Petros Markaris, I labirinti di Atene; Stanislao Nievo, le isole del paradiso; Luigi Malerba, La scoperta dell’alfabeto; John Steinbeck, La santa rossa; Vitaliano Brancati, Paolo il caldo; Lawrence Durrel, Montoulive; Martin Walser, Una zampillante fontana; Antonio Moresco, Scritti di viaggio, di combattimento e di sogno… Eccoli qua… diciotto chicche a diciotto euro… be’, no… non voglio mentire… diciassette chicche a diciotto euro perché nella febbrile e lunga ricerca ho confuso Robert Walser con Martin Walser di cui non ho mai sentito parlare… poi magari si rivelerà un libro interessante, fattosta che ho sbagliato… ecco, tutto qua… Ah! Dimenticavo, ho scordato di fornirvi l’ubicazione della libreria… be’, non è semplice da trovare, e in questo momento non ricordo il nome della via… e poi ogni volta ci arrivo da un percorso diverso… mi dispiace… quando ci torno mi annoterò l’indirizzo e ve lo farò sapere… contateci…


sabato, 10 settembre 2011… carducci, quasimodo, thompson…

Esco alle sette, Happy Wash (beato lui, mi attende)… trentadue minuti e tre euro per il bucato di tutta la settimana… d’inverno me ne rimango lì a leggere, anche perché pure ce lo asciugo lì il bucato e ci vogliono altri quaranta minuti e quattro euro in più… ma in questa stagione è inutile, tanto vale asciugare la roba a casa. Dunque devo far passare questi trentadue minuti, al solito, mi prendo un tavolino all’aperto da Tommaso dove leggerò finché la tecnolavatrice non mi avrà reso puliti i miei stracci… Trentadue minuti con Philip Roth e la controvita, un cappuccino e un cornetto alla marmellata… La piazza si sta animando, sono le sette e un quarto e rigattieri e second handers stanno disponendo la loro vetusta mercanzia sulle bancarelle…

Ecco, l’operazione bucato settimanale è terminata, lo dispongo sullo stendino ed esco… venti minuti ci ho messo per stendere tutto… è indispensabile metterci tanto tempo perchè, siccome non ho nessuna intenzione al mondo di stirare, una volta asciutti piegherò, pantaloni, boxers, calzini , t-shirt e lenzuola come se fossero appena usciti di fabbrica e questo lavoro di cura così barboso non mi avrà sottratto che un’ora ogni sette giorni… fa caldo, c’è un umidità pazzesca e a girare a piedi per il centro si spende meno… dal pescivendolo prendo le seppie fresche, poi passo dal fornaio e al mercato comunale per rifornirmi di verdure varie… e così, affardellato di generi molto deperibili, mi aggiro tra le bancarelle degli second handers… Cerco libri e bugie… bugie, candelieri, portacandele ed ogni altro amenicolo adibito allo scopo… non c’è nulla di interessante tranne qualche patacca,  roba in ceramica che butta con fare deciso sul kitsch… niente di niente… Con i libri però mi andrà meglio… Tanto per cominciare, rovistando tra mucchi di libri disposti alla rinfusa, trovo “Ed è subito sera”. -Quanto? domanda idiota, c’è scritto in bella evidenza “tutto ad un euro”… e per un euro la mia biblioteca acquisisce una prima edizione del 1942 di Salvatore Quasimodo… non male, non male… Non c’è molto altro per cui valga la pena spendere 1927, 36 lire e così avanzo… e sono ancora versi… sulla bancarella dopo c’è di tutto: accendini, ombrelli, orologi, chincaglieria tirata a lucido, qualche quadro e una decina di libri appena… decido di controllare… Non è una prima edizione, ma si tratta delle poesie di Carducci dal 1850 al 1900… è un’ottava edizione del 1909, c’è una dedica stinta e molte annotazioni a margine delle pagine, non c’è indicazione del prezzo, allora mi fingo disinteressato, millanto di riporlo, ma non riesco neanche a completare la messinscena che il venditore mi dice: -Un euro. Lo guardo e glielo porgo…

Bene, non c’è male, per essere stato uno di quelli che hanno fatto saltare il banco del Poetry, ho fatto due ottimi acquisti e non è ancora finita perché, alla bancarella successiva, sommerso da schifezze inenarrabili non ti vado a trovare la prima edizione fuori collana de Il giallo Mondadori, con tanto di copertina cartonata rossa di “Fatti furbo Bugs” di Jim Thompson? Anche questo mese ho trovato delle cose interessanti, il mondo sta passando all’e-book, le librerie indipendenti chiudono, improbabili autori continuano a stampare la loro mercanzia a pagamento e nel pelago malsano dell’editoria italiana gli squali hanno fiutato sangue… Una volta al mese, andar per bancarelle è salutare. E buongiorno Benes, Polli e Co. le belle lettere non crescono ovunque…


pirandello e ivy compton burnett…. sabato, 14 maggio 2011

sabato mattina… una volta al mese c’è il mercatino dell’usato in piazza. son è enorme, ma nemmeno tanto piccolo. Alle otto e un quarto già mi ritrovo a curiosare tra le bancarelle. Le guardo tutte, ma mi fermo solo dove vendono libri. me li passo uno ad uno e spesso ci trovo delle robe interessanti. Per dire, l’anno scorso, per venti euro mi sono portato a casa cinque prime edizioni di curzio malaparte, tra cui kaputt, per 25 euro non male no? naturalmente non sono per niente interessato a rivenderle, me le tengo e basta. sabato scorso, c’era una bancarella lunga almeno dieci metri piena di libri buttati lì alla rinfusa, tutti a 1 euro, per gran parte si trattava di libri di poco interesse e di nessun valore, però, pazientemente, me li sono passati tra le mani uno ad uno e qualcosa di interessante ho trovato. una prima edizione garzanti: “fratelli e sorelle” di ivy compton burnett e due ristampe dei primi anni cinquanta della rallegrata e dello scialle nero di pirandello. Tre euro in tutto e forse il caso non c’entra niente perché, già al risveglio, e non so perché, mera venuto in mente quattro righe tratte da i vecchi e i giovani che mi stavo a ripetere come un mantra: “mangia il governo, mangia la provincia; mangia il comune e il capo e il sottocapo e il direttore e l’ingegnere e il sorvegliante… che può avanzare per chi sta sotto terra e sotto di tutti e deve portar tutti sulle spalle e resta schiacciato?” (da i vecchi e i giovanii)…
ivy compton burnett è una scrittrice inglese, in italia è stata pubblicata da garzanti, Einaudi ed ora anche da adelphi. Nacque a londra nel 1892 da una famiglia piuttosto benestante che le consenti di laurearsi in lettere classiche… non ci furono scossoni nella sua vita, né eventi degni di essere raccontati anche se non sembra a leggerla, soprattutto in “fratelli e sorelle” del 1929, in cui affronta il tema che le sta forse più a cuore: il rapporto fratello-sorella, che ritornerà poi ossessivamente in quasi tutta la produzione successiva, c’è il tema dell’incesto, anche se non voluto…