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Istruzioni per entrare nella massoneria

Per non farsi stritolare dai poteri forti la soluzione migliore è entrare a farne parte

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Vi siete stancati di subire le decisioni dei poteri forti? Cambiate tutto ed entrate anche voi nei poteri forti. Se volete partecipare alle macchinazioni che stabiliscono le sorti del mondo (come impoverire Paesi all’improvviso, creare scandali, simulare crisi economiche, intrecciare complotti e affari), allora dovete entrare nella massoneria. Scoprirete forse che non funziona proprio così, ma almeno vi farete un nuovo giro di amici, che non fa mai male.

Come si fa a diventare massone? Non è semplice. Prima di tutto bisogna scegliere la loggia che si preferisce. Esistono Riti diversi (scozzese antico e accettato, di York, di Memphis, etc.), organizzazioni varie, Grandi Orienti. Sceglietene uno a vostro piacimento. In genere è meglio scegliere qualcosa vicino a casa, anche solo per motivi pratici.

A differenza di altre organizzazioni, non ci sono tessere né moduli (ma ci sono quote, anche alte, di iscrizione), anche perché non vengono accettate tutte le persone che vorrebbero entrare. C’è una selezione all’ingresso. Come spiega qui il Gran Maestro del Grande Oriente Italiano, «il percorso che porta all’iniziazione può durare mesi e anni».

Per cominciare, però, pare che basti mandare una mail. Se volete entrare nel Grande Oriente Italiano gli indirizzi li trovate qui. Poi verranno loro a controllare la vostra moralità, verificare se siete interessati davvero (e non dei perditempo), verificare la vostra tenuta morale e spirituale.

Subito dopo, presentare un certificato con i carichi pendenti e il casellario giudiziale. Devono essere puliti. Il nome viene sottoposto al giudizio degli altri membri, che dovranno giudicare sull’ammissione. Una pallina bianca equivale a un sì, una pallina nera equivale al no. Chi vota no poi deve spiegare i motivi del suo rifiuto. Se ci sono più di una pallina nera, la richiesta viene sospesa o addirittura rifiutata. Come vi dicevamo, non è così semplice.

La massoneria, a parte le teorie e i complottismi, avrebbe come scopo “il perfezionamento dell’uomo”. Gli incontri sarebbero finalizzati a discutere delle tematiche più importanti per l’umanità, da un punto di vista particolare.

Quando arriverà il momento dell’iniziazione, ci saranno rituali diversi: di sicuro ci sarà un breve periodo di isolamento, nel quale si riflette sul passo che sta per compiersi. Poi, arriverà il momento della proclamazione.

Lasciamo qui, per descriverlo, spazio a un grande autore come Lev Tolstoj, che racconta l’iniziazione di Pierre Bezuchov inGuerra e Pace:
Poco dopo avanzò nella stanza buia, non più il retore di prima, ma il suo mallevadore Willarski, che Pierre riconobbe dalla voce. A nuove domande circa la fermezza del suo proposito Pierre rispose: «Sì, sì, sono d’accordo.» E con un sorriso raggiante infantile, con il grasso petto scoperto, procedendo a passi timidi e ineguali con un piede scalzo e l’altro calzato, si avvicinò alla spada di Willarski puntata contro il suo petto nudo. Dalla stanza lo condussero lungo certi corridoi, facendogli fare varie giravolte avanti e indietro, e infine lo accompagnarono alla porta della loggia. Willarski tossicchiò e gli venne risposto con i colpi massonici di martello. La porta si aprì davanti a loro. Una voce di basso (gli occhi di Pierre erano sempre bendati) gli fece varie domande: chi fosse, dove e quando fosse nato eccetera. Poi loguidarono in qualche altro posto senza levargli la benda dagli occhi e, mentre Pierre camminava, gli parlarono sotto forma allegorica delle fatiche del suo viaggio, della santa amicizia, dell’Eterno Architetto dell’universo, del coraggio col quale avrebbe dovuto sopportare fatiche e pericoli. Durante questa peregrinazione Pierre notò che a volte lo chiamavano il cercatore, a volte il sofferente, a volte il postulante, e nel far questo battevano in modo diverso con i martelli e con le spade. Mentre lo guidavano verso un punto ignoto, si accorse che fra le sue guide si era prodotto un certo turbamento, una certa confusione. Sentì che sottovoce si accendeva tra loro una discussione, e che uno di essi insisteva affinché egli venisse fatto passare su un tappeto. Dopo di che gli presero la mano destra, la posarono su qualcosa e gli ordinarono di appoggiare con la sinistra un compasso sul capezzolo sinistro; infine Pierre dovette pronunciare il giuramento di fedeltà alle leggi dell’ordine, ripetendo le parole che qualcuno leggeva. Poi le candele vennero spente, fu acceso dell’alcool – come Pierre poté indovinare dall’odore – e i massoni dissero che avrebbe visto la piccola luce. Tolsero la benda a Pierre, e questi, come in sogno, alla debole luce della fiamma dell’alcool vide alcuni uomini che, in piedi davanti a lui, indossavano grembiuli simili a quelli del retore e tenevano delle spade puntate contro il suo petto. Fra loro ce n’era uno con la camicia bianca insanguinata. Pierre, a quella vista, si protese in avanti col petto verso le spade, affinché queste lo ferissero. Ma le spade si scostarono da lui e quasi subito la benda gli venne rimessa sugli occhi. «Adesso hai visto la piccola luce,» disse una voce. Poi le candele furono di nuovo accese e i massoni dissero che ora Pierre doveva vedere la luce piena; cosicché ancora la benda gli venne levata, mentre all’improvviso più di dieci voci esclamavano: sic transit gloria mundi.

A poco a poco Pierre tornava in sé. Cominciò ad osservare la stanza nella quale si trovava e le persone che gli stavano davanti. Intorno a una lunga tavola, ricoperta da qualcosa di nero, sedevano una dozzina di persone, tutte abbigliate come quelle che aveva visto poco prima. Pierre ne riconobbe alcune appartenenti alla buona società di Pietroburgo. Al posto presidenziale era seduto un giovane a lui sconosciuto, con una strana croce sul petto. Alla sua destra sedeva l’abate italiano che Pierre aveva incontrato due anni prima in casa di Anna Pavlovna. C’erano anche un altissimo dignitario e un precettore svizzero che un tempo era stato dai Kuragin. Tutti tacevano in modo solenne, ascoltando le parole del presidente che reggeva nelle mani il martello. Nel muro era incastrata una stella fiammeggiante; da una parte della tavola si vedeva un piccolo arazzo con varie figure; dall’altra, una specie di altare con un Vangelo e un teschio. Intorno alla tavola, poi, c’erano sette grandi candelabri simili a quelli delle chiese. Due fratelli condussero Pierre fino all’altare, gli disposero i piedi ad angolo retto e gli ordinarono di coricarsi, dicendo che egli doveva prosternarsi alle soglie del tempio. 

«Prima deve ricevere la cazzuola,» sussurrò uno dei fratelli. «Ah, basta, per piacere,» disse un altro. Senza obbedire, Pierre si guardò attorno, smarrito, con i suoi occhi da miope. A un tratto lo colse un dubbio: 

«Dove sono? Che cosa faccio? Mi stanno forse prendendo in giro?» Ma questo dubbio durò solo un istante. Egli si volse a guardare i volti austeri delle persone che lo circondavano, si ricordò di tutto ciò per cui era passato fino a quel momento, e comprese che non poteva fermarsi a metà strada. Spaventato dal suo stesso dubbio, cercò di risuscitare in sé il sentimento di commozione che aveva provato prima, e si prosternò alle porte del tempio. In effetti quel sentimento di commozione lo assalì con intensità più forte di prima. Quando ormai era a giacere da qualche tempo, gli fu ordinato di alzarsi e gli fecero indossare un grembiule bianco eguale a quello che portavano gli altri; poi gli posero nelle mani una cazzuola e tre paia di guanti, e a questo punto il grande maestro gli rivolse la parola. Gli disse che doveva sforzarsi di non macchiare in alcun modo il biancore di quel grembiule, simbolo della forza e dell’innocenza; poi, a proposito di quell’inspiegabile cazzuola, disse che egli doveva servirsene per purificare il proprio cuore dai vizi e per lisciare con indulgenza il cuore del suo prossimo. Indi, dei primi guanti, di foggia maschile, disse che Pierre ancora non poteva conoscerne il significato, ma doveva tuttavia conservarli; degli altri, pure maschili, dichiarò che avrebbe dovuto indossarli alle adunanze; infine, a proposito dei terzi guanti, femminili, disse:

«Amato fratello, anche questi guanti femminili sono a voi destinati. Consegnateli alla donna che stimerete più di ogni altra. Con questo dono convincerete della purezza del vostro cuore colei che eleggerete a degna compagna nell’ordine dei liberi muratori.» Dopo una breve pausa il gran maestro aggiunse: «Ma procura, amato fratello, che codesti guanti non adornino mani impure.»

Mentre il gran maestro pronunciava queste ultime parole, parve a Pierre che il presidente si turbasse. Pierre si turbò ancor più, si fece rosso fino al limite delle lacrime, come arrossiscono i bambini, e cominciò a guardarsi attorno con aria inquieta.

Ci fu un silenzio imbarazzato, rotto alla fine da uno dei fratelli che, conducendo Pierre presso l’arazzo, cominciò a leggere da un quaderno la spiegazione delle figure che vi apparivano: il sole, la luna, il martello, l’archipendolo, la cazzuola, una pietra grezza, un’altra squadrata a cubo, una colonna, tre finestre eccetera. Poi assegnarono a Pierre il suo posto, gli mostrarono i segni della loggia, gli rivelarono la parola d’ordine per poter entrare, e finalmente gli concessero di sedersi. Il gran maestro prese a leggere lo statuto. Questo statuto era molto lungo e Pierre, per i diversi sentimenti di gioia, di emozione e di vergogna, non era in grado di capire ciò che veniva letto. Pose mente soltanto alle ultime parole dello statuto, che gli restarono impresse nella memoria.

«Nei nostri templi non conosciamo altri ranghi,» leggeva il gran maestro, «se non quelli dati dalla virtù e dal vizio. Guardati dall’operare qualsiasi differenza che possa violare l’eguaglianza. Vola in aiuto del fratello, chiunque egli sia; ammaestra chi sbaglia; risolleva chi cade e non nutrire mai ira o inimicizia contro il fratello. Sii affabile e ospitale. Desta in tutti i cuori il fuoco della virtù. Condividi la felicità del prossimo tuo e mai l’invidia offuschi questa pura gioia. Perdona il tuo nemico, non vendicarti di lui se non, forse, facendogli del bene. Adempiendo in tal modo alla legge 

suprema, tu ritroverai le tracce della grandezza antica da te perduta,» concluse. Poi si alzò in piedi, abbracciò Pierre e lo baciò.

 

Pierre si guardava attorno con gli occhi colmi di lacrime di gioia e non sapeva con quali parole rispondere alle congratulazioni e alle proteste di antica conoscenza di chi lo circondava. Egli non ammetteva nessuna vecchia conoscenza; in tutte quelle persone ravvisava soltanto dei fratelli coi quali ardeva dall’impazienza di mettersi all’opera.

 

Il gran maestro batté un colpo di martello; tutti sedettero ai loro posti, e uno lesse un sermone sulla necessità di essere umili.

 


Per non farsi stritolare dai poteri forti la soluzione migliore è entrare a farne parte

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Istruzioni per entrare nella massoneria

Articolo apparso originariamente su linkiesta.it che volentieri ringraziamo.

7 Dicembre 2014 – 15:30

 Vi siete stancati di subire le decisioni dei poteri forti? Cambiate tutto ed entrate anche voi nei poteri forti. Se volete partecipare alle macchinazioni che stabiliscono le sorti del mondo (come impoverire Paesi all’improvviso, creare scandali, simulare crisi economiche, intrecciare complotti e affari), allora dovete entrare nella massoneria. Scoprirete forse che non funziona proprio così, ma almeno vi farete un nuovo giro di amici, che non fa mai male.

Come si fa a diventare massone? Non è semplice. Prima di tutto bisogna scegliere la loggia che si preferisce. Esistono Riti diversi (scozzese antico e accettato, di York, di Memphis, etc.), organizzazioni varie, Grandi Orienti. Sceglietene uno a vostro piacimento. In genere è meglio scegliere qualcosa vicino a casa, anche solo per motivi pratici.

A differenza di altre organizzazioni, non ci sono tessere né moduli (ma ci sono quote, anche alte, di iscrizione), anche perché non vengono accettate tutte le persone che vorrebbero entrare. C’è una selezione all’ingresso. Come spiega qui il Gran Maestro del Grande Oriente Italiano, «il percorso che porta all’iniziazione può durare mesi e anni».

Per cominciare, però, pare che basti mandare una mail. Se volete entrare nel Grande Oriente Italiano gli indirizzi li trovate qui. Poi verranno loro a controllare la vostra moralità, verificare se siete interessati davvero (e non dei perditempo), verificare la vostra tenuta morale e spirituale.

Subito dopo, presentare un certificato con i carichi pendenti e il casellario giudiziale. Devono essere puliti. Il nome viene sottoposto al giudizio degli altri membri, che dovranno giudicare sull’ammissione. Una pallina bianca equivale a un sì, una pallina nera equivale al no. Chi vota no poi deve spiegare i motivi del suo rifiuto. Se ci sono più di una pallina nera, la richiesta viene sospesa o addirittura rifiutata. Come vi dicevamo, non è così semplice.

La massoneria, a parte le teorie e i complottismi, avrebbe come scopo “il perfezionamento dell’uomo”. Gli incontri sarebbero finalizzati a discutere delle tematiche più importanti per l’umanità, da un punto di vista particolare.

Quando arriverà il momento dell’iniziazione, ci saranno rituali diversi: di sicuro ci sarà un breve periodo di isolamento, nel quale si riflette sul passo che sta per compiersi. Poi, arriverà il momento della proclamazione. Lasciamo qui, per descriverlo, spazio a un grande autore come Lev Tolstoj, che racconta l’iniziazione di Pierre Bezuchov in Guerra e Pace:

Poco dopo avanzò nella stanza buia, non più il retore di prima, ma il suo mallevadore Willarski, che Pierre riconobbe dalla voce. A nuove domande circa la fermezza del suo proposito Pierre rispose: «Sì, sì, sono d’accordo.» E con un sorriso raggiante infantile, con il grasso petto scoperto, procedendo a passi timidi e ineguali con un piede scalzo e l’altro calzato, si avvicinò alla spada di Willarski puntata contro il suo petto nudo. Dalla stanza lo condussero lungo certi corridoi, facendogli fare varie giravolte avanti e indietro, e infine lo accompagnarono alla porta della loggia. Willarski tossicchiò e gli venne risposto con i colpi massonici di martello. La porta si aprì davanti a loro. Una voce di basso (gli occhi di Pierre erano sempre bendati) gli fece varie domande: chi fosse, dove e quando fosse nato eccetera. Poi loguidarono in qualche altro posto senza levargli la benda dagli occhi e, mentre Pierre camminava, gli parlarono sotto forma allegorica delle fatiche del suo viaggio, della santa amicizia, dell’Eterno Architetto dell’universo, del coraggio col quale avrebbe dovuto sopportare fatiche e pericoli. Durante questa peregrinazione Pierre notò che a volte lo chiamavano il cercatore, a volte il sofferente, a volte il postulante, e nel far questo battevano in modo diverso con i martelli e con le spade. Mentre lo guidavano verso un punto ignoto, si accorse che fra le sue guide si era prodotto un certo turbamento, una certa confusione. Sentì che sottovoce si accendeva tra loro una discussione, e che uno di essi insisteva affinché egli venisse fatto passare su un tappeto. Dopo di che gli presero la mano destra, la posarono su qualcosa e gli ordinarono di appoggiare con la sinistra un compasso sul capezzolo sinistro; infine Pierre dovette pronunciare il giuramento di fedeltà alle leggi dell’ordine, ripetendo le parole che qualcuno leggeva. Poi le candele vennero spente, fu acceso dell’alcool – come Pierre poté indovinare dall’odore – e i massoni dissero che avrebbe visto la piccola luce. Tolsero la benda a Pierre, e questi, come in sogno, alla debole luce della fiamma dell’alcool vide alcuni uomini che, in piedi davanti a lui, indossavano grembiuli simili a quelli del retore e tenevano delle spade puntate contro il suo petto. Fra loro ce n’era uno con la camicia bianca insanguinata. Pierre, a quella vista, si protese in avanti col petto verso le spade, affinché queste lo ferissero. Ma le spade si scostarono da lui e quasi subito la benda gli venne rimessa sugli occhi. «Adesso hai visto la piccola luce,» disse una voce. Poi le candele furono di nuovo accese e i massoni dissero che ora Pierre doveva vedere la luce piena; cosicché ancora la benda gli venne levata, mentre all’improvviso più di dieci voci esclamavano: sic transit gloria mundi.

A poco a poco Pierre tornava in sé. Cominciò ad osservare la stanza nella quale si trovava e le persone che gli stavano davanti. Intorno a una lunga tavola, ricoperta da qualcosa di nero, sedevano una dozzina di persone, tutte abbigliate come quelle che aveva visto poco prima. Pierre ne riconobbe alcune appartenenti alla buona società di Pietroburgo. Al posto presidenziale era seduto un giovane a lui sconosciuto, con una strana croce sul petto. Alla sua destra sedeva l’abate italiano che Pierre aveva incontrato due anni prima in casa di Anna Pavlovna. C’erano anche un altissimo dignitario e un precettore svizzero che un tempo era stato dai Kuragin. Tutti tacevano in modo solenne, ascoltando le parole del presidente che reggeva nelle mani il martello. Nel muro era incastrata una stella fiammeggiante; da una parte della tavola si vedeva un piccolo arazzo con varie figure; dall’altra, una specie di altare con un Vangelo e un teschio. Intorno alla tavola, poi, c’erano sette grandi candelabri simili a quelli delle chiese. Due fratelli condussero Pierre fino all’altare, gli disposero i piedi ad angolo retto e gli ordinarono di coricarsi, dicendo che egli doveva prosternarsi alle soglie del tempio.

«Prima deve ricevere la cazzuola,» sussurrò uno dei fratelli. «Ah, basta, per piacere,» disse un altro. Senza obbedire, Pierre si guardò attorno, smarrito, con i suoi occhi da miope. A un tratto lo colse un dubbio:

«Dove sono? Che cosa faccio? Mi stanno forse prendendo in giro?» Ma questo dubbio durò solo un istante. Egli si volse a guardare i volti austeri delle persone che lo circondavano, si ricordò di tutto ciò per cui era passato fino a quel momento, e comprese che non poteva fermarsi a metà strada. Spaventato dal suo stesso dubbio, cercò di risuscitare in sé il sentimento di commozione che aveva provato prima, e si prosternò alle porte del tempio. In effetti quel sentimento di commozione lo assalì con intensità più forte di prima. Quando ormai era a giacere da qualche tempo, gli fu ordinato di alzarsi e gli fecero indossare un grembiule bianco eguale a quello che portavano gli altri; poi gli posero nelle mani una cazzuola e tre paia di guanti, e a questo punto il grande maestro gli rivolse la parola. Gli disse che doveva sforzarsi di non macchiare in alcun modo il biancore di quel grembiule, simbolo della forza e dell’innocenza; poi, a proposito di quell’inspiegabile cazzuola, disse che egli doveva servirsene per purificare il proprio cuore dai vizi e per lisciare con indulgenza il cuore del suo prossimo. Indi, dei primi guanti, di foggia maschile, disse che Pierre ancora non poteva conoscerne il significato, ma doveva tuttavia conservarli; degli altri, pure maschili, dichiarò che avrebbe dovuto indossarli alle adunanze; infine, a proposito dei terzi guanti, femminili, disse:

«Amato fratello, anche questi guanti femminili sono a voi destinati. Consegnateli alla donna che stimerete più di ogni altra. Con questo dono convincerete della purezza del vostro cuore colei che eleggerete a degna compagna nell’ordine dei liberi muratori.» Dopo una breve pausa il gran maestro aggiunse: «Ma procura, amato fratello, che codesti guanti non adornino mani impure.»

Mentre il gran maestro pronunciava queste ultime parole, parve a Pierre che il presidente si turbasse. Pierre si turbò ancor più, si fece rosso fino al limite delle lacrime, come arrossiscono i bambini, e cominciò a guardarsi attorno con aria inquieta.

Ci fu un silenzio imbarazzato, rotto alla fine da uno dei fratelli che, conducendo Pierre presso l’arazzo, cominciò a leggere da un quaderno la spiegazione delle figure che vi apparivano: il sole, la luna, il martello, l’archipendolo, la cazzuola, una pietra grezza, un’altra squadrata a cubo, una colonna, tre finestre eccetera. Poi assegnarono a Pierre il suo posto, gli mostrarono i segni della loggia, gli rivelarono la parola d’ordine per poter entrare, e finalmente gli concessero di sedersi. Il gran maestro prese a leggere lo statuto. Questo statuto era molto lungo e Pierre, per i diversi sentimenti di gioia, di emozione e di vergogna, non era in grado di capire ciò che veniva letto. Pose mente soltanto alle ultime parole dello statuto, che gli restarono impresse nella memoria.

«Nei nostri templi non conosciamo altri ranghi,» leggeva il gran maestro, «se non quelli dati dalla virtù e dal vizio. Guardati dall’operare qualsiasi differenza che possa violare l’eguaglianza. Vola in aiuto del fratello, chiunque egli sia; ammaestra chi sbaglia; risolleva chi cade e non nutrire mai ira o inimicizia contro il fratello. Sii affabile e ospitale. Desta in tutti i cuori il fuoco della virtù. Condividi la felicità del prossimo tuo e mai l’invidia offuschi questa pura gioia. Perdona il tuo nemico, non vendicarti di lui se non, forse, facendogli del bene. Adempiendo in tal modo alla legge

suprema, tu ritroverai le tracce della grandezza antica da te perduta,» concluse. Poi si alzò in piedi, abbracciò Pierre e lo baciò.

Pierre si guardava attorno con gli occhi colmi di lacrime di gioia e non sapeva con quali parole rispondere alle congratulazioni e alle proteste di antica conoscenza di chi lo circondava. Egli non ammetteva nessuna vecchia conoscenza; in tutte quelle persone ravvisava soltanto dei fratelli coi quali ardeva dall’impazienza di mettersi all’opera.

Il gran maestro batté un colpo di martello; tutti sedettero ai loro posti, e uno lesse un sermone sulla necessità di essere umili.


Massoni si nasce. Esserlo è un pregio

Stefano Bisi: «Massoni si nasce. Esserlo è un pregio»

In Italia «troppi pregiudizi» contro le logge. Che sono invece «luoghi di incontro e dialogo». Il Gran Maestro Bisi a L43: «Siamo un esempio di trasparenza».

Si intitola Massoni. Società a responsabilità illimitata. È il libro con cui Gioele Magaldi, Gran Maestro del Grande Oriente Democratico (God), sta scalando le classifiche di vendita in Italia.

Un testo corposo, oltre 600 pagine nella quali l’autore bolla i personaggi più influenti della storia contemporanea (da Margareth Tatcher ad Angela Merkel fino a Mario Draghi, Giorgio Napolitano, Osama Bin Laden e Barack Obama) come massoni.
Si tratta, come ha spiegato lo stesso Magaldi, dell’inizio di una trilogia che promette altre «sconcertanti» rivelazioni.
«IL NOSTRO È UN POTERE SPIRITUALE». Stando alle affermazioni del Gran Maestro del God, oggi «se non sei massone non hai alcuna chance di arrivare al vero potere».
Un’impostazione con cui non è d’accordo Stefano Bisi, giornalista, eletto il 2 marzo scorso Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia (la più numerosa comunione massonica del nostro Paese) dopo i 15 anni di gran maestranza di Gustavo Raffi.
«Quello dei massoni è un potere spirituale che permette di stare insieme ad altri fratelli favorendo la crescita interiore del singolo individuo», spiega Bisi a Lettera43.it. «Magaldi tiri fuori le prove di quanto ha scritto», incalza. «I nomi che ha citato nel libro? Sicuramente non fanno parte del Grande Oriente d’Italia».

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  • Stefano Bisi, Gran maestro del Grande oriente d’Italia.

 

DOMANDA. Ha letto Massoni?
RISPOSTA. No, non l’ho letto.
D. Lo farà?
R. Penso di no.
D. Dal libro emerge un quadro nel quale il governo del mondo sembra essere totalmente conteso dalle Ur-Lodges. È davvero così come scrive Magaldi?
R. Facendomi questa domanda lei hai avuto un moto di sorriso. Provo la sua stessa sensazione…
D. Ancora oggi il termine «massoneria» è legato a fatti o esperienze poco edificanti. Basta pensare alla P2, che si trasformò in un’organizzazione criminale ed eversiva.
R. Non so per quanto tempo ancora ci porteremo dietro la vicenda della P2, che nacque come loggia massonica del Grande d’Oriente d’Italia deviando poi il suo corso. Domando a chi ha questa opinione: cosa dovremmo fare per scrollarcela di dosso?
D. La colpa non deriva dal fatto che, troppo spesso, delle attività svolte dalle logge o dei nomi dei loro associati non si sa nulla?
R. Nel Grande Oriente d’Italia la trasparenza viene già attuata. Chiunque, collegandosi al nostro sito internet, può reperire informazioni sulle attività che svolgiamo quotidianamente in tutto il Paese.
D. Tutto alla luce del sole, quindi.
R. Bisogna avvicinarsi alla libera muratoria del Grande Oriente d’Italia senza pregiudizi: solo in questo modo si possono comprendere i suoi obiettivi.
D. Però i nomi degli iscritti alle logge, compresa la sua, sono segreti.
R. Come lo sono, giustamente, quelli degli aderenti a tutte le altre associazioni o ai partiti. Ognuno ha diritto alla riservatezza. C’è comunque chi, a tutti i costi, vorrebbe avere accesso ai nomi dei massoni.
D. In che modo?
R. Una legge regionale toscana obbliga gli amministratori pubblici a rendere note tutte le associazioni a cui appartengono. In passato il Friuli-Venezia Giulia imponeva a chi era dipendente o amministratore pubblico di dichiarare la non appartenenza alla Massoneria. Nonostante la condannata da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, pochi giorni fa, nella stessa Regione, ai candidati a far parte di una specifica commissione è stato domandato se appartenessero o meno a società di carattere massonico. La trovo una discriminazione notevole e palese.
D. Di cosa dibattete durante le vostre riunioni?
R. Pochi giorni fa ero a Bari, dove sono state innalzate le colonne di una nuova loggia all’interno del Grande Oriente d’Italia. Si è parlato di armonia.
D. Armonia?
R. Il lavoro all’interno di una loggia è educativo. In quelle del Grande Oriente d’Italia si parla uno alla volta, non c’è mai una sovrapposizione delle voci. Non ha ragione chi urla di più, tutti hanno un loro punto di vista e rispettano quello dell’altro. Il metodo educativo delle logge dovrebbe essere applicato a tutti i consessi civili e umani.
D. Lei che, se non sbaglio, non proviene da una famiglia di tradizioni massoniche, come e quando ha capito di voler intraprendere questa esperienza?
R. Nel 1977 lessi su l’Espresso i nomi dei Maestri venerabili delle logge italiane. C’erano anche quelli dei quattro presenti nella mia città, Siena. Persone fra le più brave che esistevano nel contesto cittadino. Questo particolare mi incuriosì e da lì iniziai a leggere testi riguardanti la massoneria.
D. Poi cos’è successo?
R. In questo percorso di lettura incontrai un massone con il quale cominciai a dialogare e il 24 settembre 1982 venni iniziato in una loggia massonica.
D. Il Grande Oriente d’Italia conta circa 22.500 iscritti. Qual è il profilo dei vostri aderenti?
R. Sono rappresentate tutte le categorie sociali: professionisti, impiegati, artigiani, commercianti… È una comunione composita.
D. Ci sono anche giovani?
R. Sì, e il loro numero è in aumento.
D. Quali sono i motivi che oggi spingono un giovane ad entrare a far parte della Massoneria?
R. Nel mondo contemporaneo c’è molta confusione. I giovani vedono nelle logge massoniche luoghi dove si può parlare avendo la sicurezza che chi ti ascolta non ti giudicherà per quello che dici ma anzi sarà disponibile al confronto. Le racconto un episodio.
D. Prego.
R. Alla nostra storica celebrazione del 20 settembre era presente Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente di Montecitorio, che non è iscritto alla Massoneria. Al termine dell’incontro l’esponente Pd è stato inseguito da una giornalista che gli ha chiesto il motivo della sua presenza in quella sede. Lui ha risposto di essere venuto perché dialoga con tutti, aggiungendo di aver sentito parlare di solidarietà e nuovi italiani. «Magari» ha concluso «i partiti discutessero di questi argomenti».
D. Come funziona, tecnicamente, l’ingresso in una loggia?
R. Partiamo da un presupposto: massoni si nasce ma si può non diventare se non si incontra lungo la strada qualcuno che, terminata la fase di osservazione da parte di alcuni fratelli che già appartengono alla loggia, ti fa presentare la domanda di ingresso.
D. Continui.
R. Una volta concluso questo passaggio l’aspirante massone incontrerà più volte i fratelli esperti, poi la loggia voterà per l’ammissione o la non ammissione. In caso di esito positivo si svolgerà la cerimonia di iniziazione, che è ampiamente spiegata nei libri che si sono occupati della massoneria. La mia tegolatura, termine tecnico che indica questo arco temporale, è durata quattro anni. Il primo grado è quello di «apprendista libero muratore».
D. Gli altri?
R. I gradi sono tre: oltre a quello esposto poc’anzi ci sono «Compagno d’arte» e «Maestro». Ogni loggia ha a capo il «Maestro venerabile». Inoltre, a livello nazionale, ci sono il «Gran Maestro» e la giunta. A livello circoscrizionale, infine, figurano i presidenti dei collegi circoscrizionali, cioè i coordinatori delle attività delle logge a livello regionale.
D. Per i liberi muratori appartenere alla Massoneria comporta dei costi?
R. Sì, 180 euro all’anno più un contributo per l’uso della casa massonica che può variare da città a città.
D. Il suo ruolo prevede un compenso?
R. Il mio compenso è di 129 mila euro lordi.
D. «La Massoneria ha stima, rispetto e considerazione per le donne» però «non le ammette nell’Ordine». Perché?
R. Noi siamo i prosecutori dell’opera dei costruttori di cattedrali, fra i quali non figuravano donne, e ancora oggi viaggiamo lungo questa tradizione storica. Nel mondo la Massoneria considerata regolare è quella dove non sono presenti le donne. Collegati al Grande Oriente d’Italia ci sono però i cosiddetti «capitoli della stelle d’Oriente» di cui fanno parte mogli, figlie e fidanzate dei massoni che svolgono soprattutto un’opera filantropica.
D. Ha parlato di «massoneria regolare». Ne esiste anche una irregolare?
R. Non lo so, ma periodicamente si leggono strani nomi di nuove logge massoniche. Sul termine «Massoneria» non c’è un copyright, quindi ognuno può crearne di non regolari.
D. Veniamo al rapporto con la politica. Nel testo di Magaldi tutti gli uomini più importanti del pianeta, da Angela Merkel a Mario Draghi, risultano iscritti alla Massoneria. Matteo Renzi è definito un «aspirante massone»: il premier vorrebbe entrare a far parte della Three Eyes, loggia di stampo conservatrice alla quale, sempre secondo l’autore, appartengono anche il numero uno della Bce e Giorgio Napolitano. Le risulta?
R. Non ho prove a riguardo. Se Magaldi le ha le tiri fuori. Ciò che posso dire con certezza è che i nomi che mi ha citato non fanno parte del Grande Oriente d’Italia.
D. Si vocifera che l’ex sindaco di Firenze non piaccia troppo ai massoni…
R. Non so chi abbia messo in giro questa voce. Rispondo dicendo che, positiva o negativa che sia, ogni massone del Grande Oriente d’Italia è libero di avere una sua opinione sul premier e di pensare ciò che vuole.
D. Qual è il suo giudizio sul presidente del Consiglio?
R. Il parere personale di Stefano Bisi su Matteo Renzi non interessa a nessuno, quello di Stefano Bisi su Matteo Renzi in qualità di Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia verrebbe sicuramente strumentalizzato. Preferisco quindi astenermi dal dare giudizi. Noi massoni rispettiamo le istituzioni e chi le governa, abbiamo a cuore solo il bene dell’Italia.
D. Oggi essere un massone è un pregio o un difetto?
R. Personalmente lo ritengo un pregio. Però, purtroppo, nel caso del Friuli-Venezia Giulia di cui ho parlato prima l’appartenenza a una loggia diventa un difetto e crea un danno. È il segno che ancora oggi il pregiudizio è duro a morire.

di  lettera43-logo.gif.


Massoneria, in Umbria il primo “maestro venerabile”

Paul Dongmeza, arrivato dal Camerun nel 1982, entrerà nella storia del Grande Oriente d’Italia

Paul Dongmeza

Alla cerimonia del suo insediamento a capo della Loggia Enzo Paolo Tiberi (1325) di Perugia, in programma il 30 gennaio, è stato invitato anche il Gran Maestro Gustavo Raffi. “Sarò davvero onorato se verrà – ha detto Dongmeza in un’intervista che sarà pubblicata sulla rivista Erasmo – la sua presenza è importante perché questo evento fa parte integrante della sua eredità, è una testimonianza del suo mandato, il frutto del lavoro che ha svolto in questi anni in nome dell’uomo. E lavorare in nome dell’uomo sarà sempre anche il mio primo obiettivo”.

Arrivato in Italia nel 1982, Dongmeza è laureato in Economia e Commercio. Dongmeza è presidente della Casa delle culture africane dell’Università per stranieri di Perugia e dell’Associazione Umbria Africa, onlus molto attiva nella promozione dell’inclusione sociale dei migranti e alla quale si deve l’organizzazione di due appuntamenti di grande richiamo nazionale e internazionale: “La Giornata di memoria e riflessione contro la schiavitù” – all’inaugurazione nel 2007 vi partecipò il capo dello stato Giorgio Napolitano – e gli “Stati Generali dell’Immigrazione”.

Come tutti i maestri venerabili italiani Dongmeza potrà votare per il rinnovo delle cariche nazionali. Raffi non è più ricandidabile per statuto e così in corsa ci sono tre liste. La cerimonia di insediamento è fissata per il 4 e il 6 aprile a Rimini. Nel messaggio inviato pochi giorni fa Raffi ha detto, tra l’altro: “ll 2014 è appena cominciato. Nuove importanti sfide ci aspettano fuori dai nostri templi. Da massoni abbiamo il dovere di affrontarle e di vincerle. Ma per farlo dobbiamo saper investire, non in borsa in bond o azioni, ma su quello che è il bene più prezioso di cui disponiamo: il nostro essere uomini liberi, fedeli a quel patto che ci rende eccezionali e che ci unisce. Quel patto che discende dall’idea che siamo nati tutti uguali e fratelli, dotati di alcuni inalienabili diritti, come il diritto alla vita, alla libertà appunto, alla felicità”.

Sul sito del Goi anche un ricordo di Arnoldo Foà, attore e poeta, morto nei giorni scorsi e che era stato affiliato alla massoneria in una loggia romana nel lontano 1947. Quattro anni prima era stato proprio lui a leggere il comunicato dell’Armistizio dell’8 settembre 1943.