Archivi categoria: storie di librerie e biblioteche

15 librerie per 700 abitanti: questa è Bécherel, il borgo medievale della Bretagna

di Federica Crisci, in Viaggio, del 21 Ago 2017, 09:27

Bécherel è la meta obbligatoria per chiunque ami la lettura. A rendere il piccolo comune francese situato nel cuore della Bretagna così speciale è la presenza di ben 15 librerie. Il numero acquista un significato ancora più importante se guardiamo al numero degli abitanti della cittadina: 768. Questo significa che è presente una libreria ogni 50 abitanti. Cifre davvero impressionanti che hanno reso Bécherel la prima città del libro in Francia e la terza in tutta Europa.

A seguito della crisi economica e tessile della seconda metà del Novecento, furono investite risorse in progetti culturali che ebbero luogo proprio a Bécherel. Quella che un tempo fu una roccaforte militare, divenne così un punto di riferimento culturale per tutto il Nord della Francia. Numerosi sono gli eventi organizzati all’interno di questo borgo che sono motivo di attrazione turistica. La maggior parte di queste manifestazioni riguarda (sembra quasi inutile specificarlo) il mondo letterario.

Durante la settimana di Pasqua viene organizzata la Festa del Libro, una fiera in cui è possibile aggirarsi tra le bancarelle alla ricerca di opere rare e difficili da reperire. In primavera vengono organizzati un festival dedicato alla poesia, La Primavera dei Poeti, e uno dedicato alle lingue classiche. In agosto si festeggia La Notte dei Libri, mentre ad ottobre ci sono diverse giornate dedicate al mondo letterario con incontri, laboratori, biblioteche itineranti e tanto altro.

Delle 15 librerie (trovate un elenco completo cliccando sul seguente link) ognuna ha la propria particolarità. “La vache qui lit”, ad esempio, è anche cafè, mentre la “Port Saint Michel” contiene una sala da tè. Tra le più belle, sicuramente bisogna menzionare “La Chandelle Verte” che con la sua struttura medievale trasporta il visitatore indietro nel tempo.

La tranquillità e la pace che regnano nel borgo di Bécherel favoriscono l’attività della lettura. Uno dei posti migliori per passare un po’ di tempo a leggere è il giardino di Thabor. Costruito sui resti di un cimitero, dietro la chiesa di Notre Dame de Bécherel, il giardino è un’oasi verde in cui passeggiare per poi sedersi e godere di un buon libro.

http://www.cultora.it/15-librerie-700-abitanti-questa-becherel-borgo-medievale-della-bretagna/

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Piccole biblioteche nelle strade australiane

Sono un centinaio e permettono a chiunque di prendere o regalare un libro: è una moda nata negli Stati Uniti nel 2009 e sempre più diffusa

Nel 2009 è nato negli Stati Uniti e si è poi diffuso nel resto del mondo un movimento culturale che promuove la costruzione di piccole biblioteche di strada fatte di legno, simili a scatole con uno sportellino, in cui lasciare libri che chiunque può prendere e portare con sé: si chiama Little free library ed è stato fondato dagli americani Todd Bol e Rick Brooks. Negli ultimi anni sono nati molti progetti simili, come le mini-biblioteche di Indianapolis, negli Stati Uniti, promosse dalla Biblioteca pubblica della città, e le “biblioteche telefoniche” progettate dall’architetto John Locke e ricavate da cabine telefoniche in disuso. Grazie a Nic Lowe, fondatore del servizio australiano di car sharing GoGet, c’è un progetto simile anche in Australia: si chiamaStreet Library ed è nato nel novembre del 2015, quando Lowe costruì una piccola biblioteca davanti alla sua casa a Newtown, un sobborgo di Sydney.

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Il progetto è rivolto soprattutto ai bambini e l’organizzazione fondata da Lowe, che si chiama a sua volta Street Library, ha collaborato con la scuola elementare di Newtown costruendo una biblioteca in cui i bambini possono lasciare o prendere i libri. Per sostenersi economicamente, Street Library organizza laboratori di lavoro del legno per costruire piccole biblioteche e ne vende a chi non ha voglia di costruirsene una.

Finora in Australia ci sono 100 Street Libraries: Lowe spera di arrivare a 5000 nei prossimi tre anni (negli Stati Uniti ce ne sono già decine di migliaia). Ovviamente il progetto si fonda sulla fiducia reciproca: chi mette a disposizione i propri libri spera che anche altre persone facciano lo stesso e lascino qualcosa nella biblioteca. Chi prende un libro non è obbligato a restituirlo – anzi, lo può tenere se lo ha amato particolarmente – ma il meccanismo funziona se chi prende in prestito ha anche voglia di donare, come ricorda il motto di Street Library: “Borrow a book, lend a book“, cioè “Prendi in prestito un libro, presta un libro”.

fonte: http://www.ilpost.it/2016/09/19/piccole-biblioteche-australia/


la casa di libri

Aprire una casa di libri, leggere per tutta la vita

questo pezzo è stato pubblicato su italiancri.cn che ringraziamo

“Ero nella scuola superiore, non sapevo perché, ho venduto tutti i miei francobolli, comprando l’intero complesso di romanzi stranieri della Casa Editrice della Traduzione di Shanghai.”

Così ci racconta il suo destino collegato casualmente con la lettura il padrone della casa di libri “Zhiyoujingjie”, le carte hanno le loro mondo. Si chiama Ju Ti, che gestisce una libreria indipendente, dove si vendono libri selezionati e interessati da lui e quaderni disegnati da se stesso. Parlando della sua casa di libri, Ju Ti si è sospirato che è stata la lettura che ha trasformato la sua passione in carriera.

Quell’acquisto pazzesco ha aperto la vita di lettura di Ju Ti. L’anno della laurea in cui ha lasciato il paese natale nel nord-est della Cina, si è recato a Guangzhou, nella ricerca di creare il proprio futuro. Ji Ti si riccorda bene che allora portava un libro intitolato: “La mente che vale un miliardo di Usd”. Ma oggi ha confessato, sorridendo, che si tratta proprio di un libro strumentale.

In quel periodo, per le varie aspettative e desideri del lavoro, Ju Ti ha letto una grande quantità di libri strumentali, questo tipo di lettura ha formato gratualmente la sua abitudine in seguito. In una decina d’anni successiva, da un tecnico al padrone di un’azienda di stampa, la sfera di lettura di Ju Ti è stata passata da libri strumentali utili per la sua carriera a tutti quelli di suo interesse. Ad esempio si è appassionato della fotografia quando aveva appena iniziato a creare un’azienda. Ho comprato un sacco di libri fotografici, iniziando una lettura specifica:

“Questo tipo di lettura specifica durata per sei mesi, anzi un anno, mi ha aiutato a formare le proprie opinioni su una certa cosa. Per la passione, ho letto molto in quel periodo.”

La formazione di un’abitudine di lettura faceva a Juti a stabilire costantemente nuovi temi, e a conoscere nuove cose attraverso una massicia lettura. In questo processo, Ju Ti ha giudicato nuovamente se stesso, ossia il suo successo nel settore di stampa, gli ha dato la ricchezza, la fama, fiori e applausi, tuttavia tuttociò è proprio quello che voleva? Ju Ti si è accorto che non doveva considerare più sul problema di sopravvivere, ma qual’è la strada da percorrere in futuro? Così Ju Ti si è liberato da faticosi lavori, lasciando più tempo a se stesso e abbandonando tutte le idea su beni e interessi, ma ha consegnato il diritto di selezione al proprio cuore, cercando alla cosa che voleva davvero fare.

Ju Ti ha confessato la ricerca della passione di cuore, la conoscenza approfondita delle cose interessate e il processo dello studio hanno reso il suo cuore più colmo e rilassato. E’ riuscito anche ad avere una grande ispirazione. Casualmente gli è venuta in mente l’idea di collegare la sua impresa di stampa con la cultura cinese.

“Se direi che ho selezionato un lavoro con successo, allora ho scelto una cosa che mi piace, e l’ho trasformata nel mio lavoro. Dico spesso che il mio attuale stato è lavorare nella vita e vivere nel lavoro. Ritengo che la lettura ha cambiato la strada da percorrere nella seconda metà della mia vita. Si tratta di una via che voglio percorrere di cuore.”

Con la passione per i libri, Ju Ti ha creato una casa di libri a Qingdao, città costiera nella Cina orientale. Vende i libri selezionati da lui o quelli che ha partecipato alla pubblicazione. Negli occhi di Ju Ti, in qualità di una lettura cartacea, il libro non è semplicemente un elenco di caratteri. Quindi pensa su come il libro può rendere più comoda la lettura, più allegro il processo di lettura. Quando la composizione tipografica di un libro non è stata realizzata bene, il disagio della lettura può interrompere la lettura di molto giovani di oggi. Così è molto difficile formare un’abitudine della lettura. Una parte della gente di oggi scelgono la micro-lettura, perché la loro lettura deriva per lo più da weibo, weixin, microblogo cinesi. Tuttavia, la minimizzazione e la compressione non significano sempre l’eccellenza. Il maggior problema della cosiddetta microlettura consiste nella framentazione e il modello non sistematico della lettura. I lettori leggono ogni giorno una grande quantità di informazioni, e forse anche interessati su ogni notizia, ma dopodiché quanto rimane come la parte nutriente? Una lettura poco nutriente per un lungo tempo, può fissare l’estetica e abbassare la capacità distintiva di lettori che rimarranno solo sul livello della micro-lettura, creando così una circolazione negativa.

“Se la lettura cartacea non può continuare, sarà una tragedia per tutti che lavorano nell’editoria cartacea. L’innalzamento della quantità di lettura della gente di oggi è una cosa fondamentale dell’aumento della forza generale nazionale e la cultura del nostro paese.”

Come salvare la stampa cartacea e vincere di nuovo la passione della gente attuale è proprio la direzione dell’impegno di Ju Ti, che ritiene che bisogna elevare la comodità della lettura in tre aspetti. Prima di tutto, il disegno delle pagine. Se un libro è stato disegnato bello, attraente, corrispondente al fashion, può suscitare l’interesse dei lettori.

“Perché l’uomo ha un stimolo naturale per ammirare e possedere le cose belle. Quindi a mio viso, un disegno raffinato è molto necessario.”

Ju Ti ci ha detto che un ottimo disegno delle pagine interne permette i lettori a entrare subito nello stato di lettura, dimenticando il disegno del libro, ma focalizzando sui contenuti. Per quanto riguarda la composizione tipografica dei caratteri, Ju Ti sostiene che la parte di caratteri deve essere concentrata, inoltre la quantità dei caratteri deve essere limitata. Molti libri che trascurano la tipografia di caratteri, le loro pagine piene di caratteri possono rendere terribile e pesante la lettura. Nel frattempo, il modo della rilegatura e l’impaginazione sono anche strettamente collegate alla comodità della lettura.

“I libri con la mia partecipazione alla produzione, devono avere le pagine piacevoli da sfogliare, l’intero libro deve essere molto bello da aprire.”

In qualità di un editore, Ju Ti spera di impegnarsi di più per rendere più comodo leggere un libro dal punto di vista oggettivo, così facendo diventare una cosa piacevole alla lettura. Tuttavia come si può far sentire la gioia della lettura alla gente dipende ancora dalle pratiche personali durante la lettura. Circa la formazione dell’abitudine della lettura, Ju Ti ha così proposto:

“Tra i giovani di oggi, per quelli che non hanno formato l’abitudine di leggere, devono iniziare dai propri interessi e approfondirli attraverso la lettura. Perché con la passione, non hai bisogno della sollecitazione, la supervisione o la costrizione di altrui. Tutto è nato dal cuore. Questo tipo di processo potrà diventare la tua abitudine di lettura in altri settori. Saprai come cercare, selezionare e leggere i libri.”

Dopo questi anni, la lettura è diventata un insegnante, un amico che aiutano Ju Ti a iniziare la sua carriera, a sviluppare la sua passione, a riprendere il suo vero cuore nell’inquietudine. Continua a cercare la direzione della vita, trasformando la propria passione nella carriera. Quando ha avuto certi successi nell’editoria, Ju Ti ha pensato sullo sviluppo futuro del settore, incaricandosi della responsabilità sociale, cercando di far formare una buona abitudine di lettura a più persone con l’aumento della comodità di lettura. Per Ju Ti, la lettura gli accompagna sempre, senza mai lasciarlo.

fonte: http://italian.cri.cn/1861/2015/11/12/65s257553.htm


Bianciardi, quando la cultura viaggiava su un “bibliobus”

L’attività di bibliotecario dello scrittore negli anni ’50 mostra l’attualità del suo pensiero sull’istruzione in Italia

Gian Paolo Serino per il Giornale che ringraziamo

«Forse il numero degli scrittori è pari a quello degli analfabeti, e forse anche il problema dell’analfabetismo si potrebbe risolvere imponendo a ciascun autore di insegnare a leggere a un analfabeta, servendosi del suo libro inedito come di un sillabario ».

Questa frase Luciano Bianciardi la scrisse durante i suoi anni di «lavoro culturale» alla Biblioteca Chelliana di Grosseto, tra il 1949 e il 1954, e molto racconta della sua capacità di intuire problemi ancor oggi di attualità in un’Italia dove esistono più scrittori che lettori.

Bianciardi, per anni caduto nel dimenticatoio, oggi è finalmente al centro di una riscoperta anche editoriale: tutti i suoi libri sono disponibili (per lo più da Feltrinelli) e gli è finalmente riconosciuta l’importanza che merita nella letteratura del ’900. Anticipatore di Pier Paolo Pasolini nell’intuire, sin dall’inizio degli anni ’50, la «diseducazione sentimentale e morale degli italiani durante l’imminente miracolo economico », capace anche di anticipare Umberto Eco sull’omologazione causata dalla televisione (come ho ampiamente dimostrato per la prima volta nel mio saggio del 2014 Luciano Bianciardi. Il precario esistenziale, Edizioni Clichy).

Lo scrittore che con La vita agra nel 1964 (romanzo poi diventato un film di Carlo Lizzani) fu il primo a descrivere l’altra faccia della «dolce vita» in una Milano disumanizzata dal progresso, è stato anche il primo intellettuale a comprendere come fosse la cultura a dover andare incontro alla gente e non il contrario. Dopo gli studi interrotti alla Facoltà di Lettere all’Università di Pisa, chiamato alle armi, si laureò poi in Filosofia per insegnare prima Inglese in una scuola media, poi Storia e Filosofia al liceo classico «Carducci» dove si era diplomato: nel 1951 venne nominato Direttore della Biblioteca Chelliana di Grosseto.

Ed è proprio alla sua esperienza di bibliotecario illuminato che la saggista Elisabetta Francioni dedica Luciano Bianciardi: bibliotecario a Grosseto (edito dalla Associazione Italiane Biblioteche, pagg. 176, euro 30): un volume, con presentazione di Alberto Petrucciani e postfazione di Arnaldo Bruni, che ricostruisce per la prima volta in maniera documentata e inedita l’attività di Luciano Bianciardi tra il 1949 e il 1954. Un libro destinato non soltanto ai bibliotecari o ai cultori di Bianciardi, ma a tutti coloro che vogliano capire come la cultura non sia soltanto una passione, ma possa diventare un lavoro: Il lavoro culturale, come Bianciardi titolò il suo secondo libro (1957).

Grazie ad una scrittura rigorosa, ma dal passo narrativo quasi romanzesco Elisabetta Francioni ci racconta la storia di un uomo e un intellettuale convinto che la cultura dovesse nascere non solo dalle librerie, ma soprattutto dalle biblioteche. Quelle stesse che Bianciardi molto criticò cercando di migliorarle: sia quando era direttore, ma anche in tutti i libri successivi, come ne La vita agra dove non manca di sottolineare come la «Braidense» di Milano soffrisse di quelle atmosfere austere, solenni, quasi respingenti, comuni a molte biblioteche italiane.

In realtà Bianciardi, come racconta Elisabetta Francioni, fu nominato dal comune di Grosseto sin dal 1948 «direttore provvisorio » della Biblioteca Chelliana, da tempo chiusa a causa di una alluvione. Bianciardi è in prima linea per la ricostruzione, che si riesce a completare in breve tempo; e nell’ambito di un progetto culturale complessivo fonda un Cineclub, apre la Biblioteca a nuovi utenti organizzando conferenze e letture e gira la provincia a bordo di un «bibliobus », un pulmino carico di libri con cui raggiunge i più svantaggiati alla lettura, come i contadini e i minatori (ai quali nel 1956 dedicherà il libro I minatori della Maremma, la prima grande inchiesta del dopoguerra sul mondo del lavoro, esempio tra i più riusciti di letteratura di denuncia).

Se prima la Biblioteca Chelliana, come scriverà ne Il lavoro culturale, era un luogo polveroso dove «non ci entrava quasi mai nessuno», ad eccezione degli eruditi che trascorrevano pomeriggi interi a «rovistare tra codici e manoscritti» con un vecchio bibliotecario che «come molti dei suoi colleghi considerava la biblioteca un suo luogo privato», Bianciardi pensa subito al modello anglosassone di public library, una «biblioteca pubblica» che si rivolga a tutte le categorie sociali, al pubblico colto come a quello poco o per niente colto. Con il «bibliobus», «un autofurgone Lancia 900 con un totale di 20 metri quadri di scaffalatura allestito con manuali Hoepli di divulgazione tecnica, un’enciclopedia, La Bibbia, Il Corano, i Classici della Letteratura nei tascabili della Mondadori e della Bur» Bianciardi inventa «la cultura su quattro ruote ». Perché non si limita a segnare prestiti o a consigliare libri, ma davanti al «lettore periferico » si impegna anche in «letture commentate» e in «recensioni parlate di opere e autori».

Bianciardi trasforma la Chelliana da «un freddo spaccio di libri in una vera e propria scuola di lettura». Ed ecco l’idea, ancora oggi poco frequentata: non scuole di scrittura, ma scuole per imparare l’arte della lettura. Formare nuovi lettori: non vecchi scrittori. Bianciardi dopo il «bibliobus» ha anche l’idea di portare il Cineclub su quattro ruote. E ai minatori inizia a far vedere capolavori del cinema come Monsieur Verdoux di Charlie Chaplin o La terra trema di Luchino Visconti.

In Luciano Bianciardi: bibliotecario a Grosseto possiamo ripercorrere le orme non solo di un grande scrittore e intellettuale, ma quelle di un’epoca in cui le fanfaronate del ’68 non avevano ancora fatto scuola, ed esisteva un mondo sociale e culturale capace di accogliere, oltre alle innovazioni tecnologiche, anche le nuove strade del sapere. Un mondo poi affossato dalla commercializzazione editoriale di cui oggi vediamo i disastrosi risultati. Dalle biblioteche, ed è questo il messaggio di Bianciardi e del libro, può rinascere davvero quella Bellezza che abbiamo perduto

fonte: http://www.ilgiornale.it/news/cultura/bianciardi-quando-cultura-viaggiava-su-bibliobus-1303476.html


Kafka: la lunga storia dei suoi manoscritti

Con una sentenza che mette fine ad otto anni di duelli giudiziari, la Corte Suprema israeliana ha stabilito adesso che andranno alla Biblioteca Nazionale di Gerusalemme manoscritti, diari, disegni e lettere private di Franz Kafka e del suo amico Max Brod.

I giudici hanno così respinto in forma definitiva il ricorso di due sorelle israeliane, che sostenevano di essere le legittime proprietarie del tesoro letterario giunto a loro da Ilse Esther Hoffe, la segretaria e poi confidente di Brod che nel 1939 si era trasferito a Tel Aviv dopo essere fuggito dalla Cecoslovacchia.    “Questa è una giornata di festa per la cultura mondiale”, ha detto oggi David Blumberg, il direttore della Biblioteca Nazionale israeliana che si impegna a catalogare la copiosa documentazione, a preservarla in condizioni adeguate e a metterla poi gratuitamente a disposizione di chiunque su internet.

La sentenza della Corte Suprema, ha aggiunto, preclude il rischio che parte dei testi – custoditi in casseforti in Svizzera, in Israele e in un appartamento privato in Israele – fossero messi in vendita sul mercato internazionale.

Blumberg ancora non dispone di un catalogo completo del contenuto: dovrebbe includere scambi epistolari di Kafka e Brod con intellettuali di primo piano, fra cui Stefan Zweig. Ci sono inoltre “diari parigini” di Kafka, disegni di suo pugno raccolti per decenni da Brod; quaderni in cui faceva esercizi elementari di ebraico e racconti: “Il medico del villaggio” e “Preparativi di un matrimonio nel villaggio”.

Ma Kafka aveva un’altra volontà
Nel 1924, nel letto di morte, Kafka aveva chiesto a Brod di distruggere il proprio prodotto letterario, ma questi non se l’era sentita di adempiere alla volontà dell’amico. Costretto a fuggire con i nazisti ormai alle porte di Praga, Brod portò con sè i preziosi manoscritti, consentendo così la pubblicazione di diversi capolavori di Kafka. Quando 40 anni dopo, in un piccolo appartamento di Tel Aviv, sentì di essere a sua volta in punto di morte, scrisse in un testamento che i manoscritti suoi e di Kafka avrebbero dovuto essere consegnati ad un archivio pubblico.

“Ma la segretaria Hoffe – afferma la Biblioteca Nazionale – vendette diverse lettere ad un archivio tedesco e altre le passò alle figlie, Ruth e Hawa. Dopo la sua morte le figlie cercarono di vendere parte del materiale e così prese le mosse il processo”.

Così intricata e paradossale, la vicenda sarebbe forse piaciuta allo stesso Kafka. Perchè i suoi manoscritti che dovevano essere inceneriti a Praga nel 1924, alcuni decenni dopo – scrisse Haaretz alcuni anni fa – rischiarono davvero di marcire fra la sporcizia e l’umidità di Tel Aviv, in un appartamento popolato da cani e gatti. Adesso sono destinati a finire nelle mani dei migliori esperti di Israele. Sempre che le nipoti di Esther Hoffe, che ritengono ancora di essere le proprietarie, non progettino nuove sorprese. “Minacciano di fare atti inconsulti – ha detto Blumberg – se qualcuno tenterà di andarli a prendere”.

fonte Panorama

http://www.panorama.it/cultura/kafka-la-lunga-storia-dei-suoi-manoscritti/#gallery-0=slide-1