Sì bravi, prendetevi gioco di Lars Von Trier, intanto il caos regna, e noi non ci possiamo fare niente.

Vi voglio schiarire le idee su un concetto: si avvicina la fine del mondo. Non si sa precisamente quando, è sempre l’anno dopo e poi quello dopo, ma prima o poi BAM! SBAM! Non so precisamente che suono fa, ma arriva.

Vorrei però fare chiarezza sul concetto di fine del mondo, poiché non sono chiare le modalità concrete in cui si consumerà. A mio modo di vedere esistono due tipologie di “fine”:

  • Il proverbiale grosso sasso spaziale che a centomila all’ora impatta sulla terra sfasciando tutto, in un tripudio di detriti infuocati, mentre gli Aerosmith schitarrano coi pantaloni di pelle (e muoiono).
  • Oppure: cataclismi, sconquassamenti, rivolte, fallimento della civiltà, ritorno alla barbarie, caos, erba che fuoriesce dal cemento, boschi che avanzano, cervi e cinghiali, fango che ribolle, stato selvaggio delle cose, sciami di coleotteri che oscurano il sole, sabbia sui vetri, paura, fuoco per riscaldarsi.

Non sono uno fissato di attualità, lo ammetto, non sto sul pezzo dei telegiornali, faccio colazione a l’una e mezza guardando la cassetta di Stargate, ma mi è sembrato di capire che scivoliamo bellamente verso l’ipotesi numero 2. Robert Howard diceva che la civiltà è solo un’infinitesimale momento nella vita dell’universo, e che lo stato normale delle cose è la barbarie. Il caos. L’irrazionalità devastante dello stato naturale. Bene così, lo accetto. Però ora vorrei organizzarmi spiritualmente per l’avvenimento.

Dato che mi interesso di libri, vorrei consigliarvi di sceglierne uno per la fine del mondo, prima che tutti si muoia intendo. Per quel periodo tra la fine della civiltà e la morte di tutto, ecco. Non vorrei ritrovarmi da solo per lande desolate, quartieri fantasma, braccato dai cani randagi, senza nulla da leggere. Ecco perché sotto il mio cuscino risiede da sempre Il Richiamo della foresta di Jack London. Questo è il mio libro per la fine del mondo. Quando le fondamenta della mia casa scricchioleranno, io sarò pronto ad afferrarlo e a fuggire nella notte. Non avrò certo il tempo di pensarci allora, meglio farlo adesso.

Ma chiaramente questo è il mio libro, che riguarda esclusivamente me per una serie di motivi personali che toccano l’infanzia e altre questioni che ognuno sbriga da sé. Invito però ognuno a scegliere il proprio libro. Un libro che deve avere il dono di rincuorarvi quando siete soli con voi stessi e soli nel mondo. Quindi pensateci bene.

Riflettete anche se sia il caso di scegliere Anna Karenina o i Karamazov, perché se dovete spostarvi tra le autostrade deserte i russi sono d’impaccio, mentre fanno comodo se si è stanziali, se si sceglie di costruirsi una capanna in qualche parco, tornano utili come arma contundente per la caccia e per la difesa, oltre a regalare, naturalmente, una solida lettura introspettiva.

Se pensate invece che il vagabondaggio solitario non faccia per voi e che sicuramente cercherete di unirvi a qualche gruppo di profughi post-apocalittici allora non sottovalutate gli Shakespeare, i Pirandello, i Čechov, gli Aristofane, perché quando si è in tanti, magari su un naviglio nel mare radioattivo, cercando di raggiungere qualche spiaggia accogliente, ci si scalda recitando assieme un testo e non ci si perde d’animo.

Poi, non sottovalutate l’importanza dell’edizione. Le copertine rigide salvano le pagine dalla pioggia, ma si piegano difficilmente in una sacca. I Meridiani e i Grandi Libri Garzanti hanno il segnalibro incorporato. Le sovracopertine si spostano e si strappano. La collana Il Novecento di Repubblica è troppo deprimente per un mondo che va in malora. Gli Urania nascondono un paio di vignette da settimana enigmistica (per quando si è tristi). Le poesie Einaudi (quelle antipatiche snob ma molto sexy) hanno il testo a fronte, per imparare qualche rudimento di lingue straniere, che non si sa mai chi si incontra.

Ultima considerazione: lungi da me fare il romantico, seriamente, quello che deve sentire l’odore della carta, sì perché l’odore della carta di un vecchio libro, sì perché devo sentire al tatto le pagine ruvide dei libri, sì perché è la magia del libro, il buon vecchio libro con le pagine ingiallite, sì perché la lettura mi trasporta in un luogo segreto nella mia mente, affanculo. La mia considerazione riguarda l’eBook. Perché allora mi arriva il saputello con l’eBook e mi dice: fino ad ora hai scritto una quarantina di righe che mi rimbalzano, perché io ho l’eBook che contiene 50.000 libri, e me li porto tutti, mentre voi arretrati che vagate in cerca di uno spiraglio di luce nel mezzo delle giungle nere, siete solo degli arretrati che leggeranno lo stesso libro per una manciata di anni prima di morire divorati da altre persone stupide e misere come voi. Allora, primo, vola basso saputello che dopo la fine del mondo non ci sarà legge o dio a proteggerti. Punto secondo, la batteria di un eBook dura 2 mesi, 3 mesi? Puoi anche trovare un generatore che la fa durare 1 anno. Se però la batteria dura più di quanto tu riesca a sopravvivere, allora sei in un bel guaio. L’eBook è una buona idea, ma la batteria non durerà per sempre. Non mi piace dovermi affidare ad un dispositivo che l’umidità possa bloccare, che il gelo possa alterare, che la sabbia possa manomettere. Si potrebbe spegnere per sempre, potrei dover leggere la stessa pagina per delle settimane. È troppo al di fuori del mio reale e immediato controllo. Sì è vero, anche il libro può strapparsi, bruciare, cadere in un fiume, ma che cavolo allora spogliamoci nudi e buttiamoci in un burrone. Tutto può succedere, sempre.

 

 

Va bene, ognuno faccia come gli pare. L’importante è non rimanere da soli con sé stessi e con il mondo.

Quindi, mi raccomando, il libro.

Buona fortuna.

 

Pubblicato precedentemente su bookskywalker.