Chioggia, Punta Canna è la spiaggia dei nostalgici del fascismo

di Gianmichele Laino per Giornalettismo

Il proprietario dello stabilimento balneare Punta Canna di Chioggia si chiama Gianni Scarpa. È lui il primo dei nostalgici in Italia, è lui che ha fatto del suo lido una sorta di covo per gli ultimi irriducibili fascisti. Ci sono poster e immagini di Benito Mussolini dappertutto, ci sono gli slogan di Ezra Pound, ci sono cartelli con il regolamento dello stabilimento che ricordano le leggi marziali. È il quotidiano La Repubblica a scoprire questo angolo d’Italia, tristemente vero.

«Regole: ordine, pulizia, disciplina, severità»; «difendere la proprietà sparando a vista ad altezza d’uomo, se non ti piace me ne frego!»; «servizio solo per i clienti… altrimenti manganello sui denti». Le scritte che circondano la spiaggia hanno ben poco di ospitale. Ma lo stabilimento balneare Punta Canna è così, prendere o lasciare.
Del resto, chi viene qui lo fa per uno scopo ben preciso. I clienti si tuffano (è proprio il caso di dirlo) nel passato. Poco importa se c’è del sadismo nel cartello che sta di fronte al nebulizzatore («vietato entrare: camera a gas»), poco importa se i proclami via altoparlante del proprietario scandiscono le giornate dei vacanzieri: qui, lo stabilimento è sempre pieno. Altro che le baruffe chiozzotte di goldoniana memoria.

GIANNI SCARPA, IL TITOLARE DELLO STABILIMENTO DI CHIOGGIA
Scarpa, del resto, ha le idee molto chiare: «La democrazia mi fa schifo – dice -. Il Papa vuole costruire ponti e non muri? Benissimo, gliene costruiamo uno noi e lo rimandiamo indietro da dove è venuto. Io lotto contro la sporcizia del mondo, tossici da sterminare, che sono il 50% della popolazione e che qui dentro, per fortuna, non entra».
La deriva populista, quella dei nostalgici, quella dei fasci littori alle elezioni amministrative, insomma, sembra aver trovato un altro simbolo. Forse ancora più inquietante perché si normalizza nel caldo afoso di una gita al mare di inizio luglio.


Rogier van der Weyden, san Luca

Gli interni domestici della Santa verginenel retablo dell’Annunciazione erano quelli del pittore o del suo committente. Gli abiti dipinti con tanta cura, con un tale amore per i particolari e il materiali, erano quelli che indossavano la moglie del primo o l’amante del secondo. E il pittore non aveva remore e raffigurare se stesso nel quadro. Ce n’è uno di questo tipo che mi piace molto, dipinto dal grande maestro fiammingo Rogier van der Weyden, in cui è rappresentato san Luca, il protagonista del mio libro, mentre ritrae la Vergine – peché secondo una tradizione completamente priva di fondamento storico, ma che trovo stupenda, san Luca faceva il pittore: è addirittura il patrono dei pittori. Il volto di san Luca nel quadro di è uno di quelli che non lasciano dubbi: è una persona reale. E dagli storici dell’arte apprendiamo che non soltanto è una persona reale: è lo stesso Rogier van der Weyden. Il suo san Luca è un autoritratto. Il giorno in cui l’ho appreso sono stato molto contento perché, nel mio libro, ho fatto la stessa identica cosa. Sotto le sembianze di san Luca ho dipinto me stesso. Potrei dire, come Flaubert di Madame Bovary: “Luca sono io”, e in tutta onesta mi sembra di aver fatto la scelta più sensata. Probabilmente il mio Luca non somiglia al vero Luca, nessuno sa a cosa somigliasse il vero Luca, ma almeno somiglia a me: Meglio che niente. L’importante, credo, non è a chi si somiglia: quel che conta è essere somiglianti.

Emanuel Carrère da Propizio è avere dove recarsi.


disamoramento

Perché il disamoramento è la cosa più terribile che ci sia: l’istante in cui l’altro smette di amarti, in cui capisci che non c’è appello, non c’è pietà, che non sei più niente, che non esisti più nel suo sguardo, né in terra, né nello sguardo di Dio, per chi ci crede. E’ la cosa che tutti temono di più al mondo, e non c’è chi sia disposto a tutto pur di evitarla o di rimandarla – perché quel giorno fatalmente arriva, credo che prima o poi arrivi per tutti, e che tutti siano condannati a sostenere un giorno una parte o l’altra, una parte e l’altra, e che la parte di chi non ama più non sia in fondo più desiderabile di quella di chi non è più amato.

Emmanuel Carrère

 


Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d’onda emergevano, ove raro
un uccello sostava intento a prede,
coperti d’alghe, scivolosi, al sole
belli come smeraldi. Quando l’alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; me al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore.

Umberto Saba

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Viaggio al termine della notte

Incipit
È cominciata così. Io, avevo mai detto niente. Niente. È Arthur Ganate che mi ha fatto parlare. Arthur, uno studente, un fagiolo anche lui, un compagno. Ci troviamo dunque a Place Clichy. Era dopo pranzo. Vuol parlarmi. Lo ascolto. “Non restiamo fuori! mi dice lui. Torniamo dentro!”. Rientro con lui. Ecco. “‘Sta terrazza, attacca lui, va bene per le uova alla coque! Vieni di qua”. Allora, ci accorgiamo anche che non c’era nessuno per le strade, a causa del caldo; niente vetture, nulla. Quando fa molto freddo, lo stesso, non c’è nessuno per le strade; è lui, a quel che ricordo, che mi aveva detto in proposito: “Quelli di Parigi hanno sempre l’aria occupata, ma di fatto, vanno a passeggio da mattino a sera; prova ne è che quando non va bene per passeggiare, troppo freddo o troppo caldo, non li si vede più; son tutti dentro a prendersi il caffè con la crema e boccali di birra. È così! Il secolo della velocità! dicono loro. Dove mai? Grandi cambiamenti! ti raccontano loro. Che roba è? È cambiato niente, in verità. Continuano a stupirsi e basta. E nemmeno questo è nuovo per niente. Parole, e nemmeno tante, anche le parole che son cambiate! Due o tre di qui, di là, di quelle piccole…” Tutti fieri allora d’aver fatto risuonare queste utili verità, siamo rimasti là seduti, incantati, a guardare le dame del caffè.

Louis-Ferdinand Céline -Viaggio al termine della notte